di Viviana Ponchia Al principio fu l’orsetto, che i più sentimentali non riuscivano a mettere in bocca perché si affezionavano. Vennero la ruota di liquirizia e un dilemma mai risolto: inserire tutto e lasciare fare ai denti, oppure srotolare a mano la stringa e addentare un pezzo alla volta. Il processo riproduttivo fu inarrestabile: comparvero gli pseudo coccodrilli, le micro angurie e le mini banane, i quadrati a doppio strato e nelle imitazioni più depravate anche le...

di Viviana Ponchia

Al principio fu l’orsetto, che i più sentimentali non riuscivano a mettere in bocca perché si affezionavano. Vennero la ruota di liquirizia e un dilemma mai risolto: inserire tutto e lasciare fare ai denti, oppure srotolare a mano la stringa e addentare un pezzo alla volta.

Il processo riproduttivo fu inarrestabile: comparvero gli pseudo coccodrilli, le micro angurie e le mini banane, i quadrati a doppio strato e nelle imitazioni più depravate anche le uova al tegamino. Erano semplici bombe di zucchero e sciroppo di glucosio, ma divennero feticcio, crearono dipendenza.

Diverse dalle mou, dalle gelatine e ovviamente dalle sorelle dure. Elastiche a modo loro e quasi chewing gum, ma con un diverso finale.

Le caramelle gommose: un mondo a parte, l’infanzia di intere generazioni addolcita da un antistress legalizzato che i dentisti vedevano come il demonio o il santo patrono. Ci hanno provato tutti a produrle. Ma se uno chiude gli occhi e pensa a un vecchio cinema e sfiora con le dita della nostalgia il pacchetto che fra un attimo scarterà con fragore, sullo schermo della memoria lampeggerà solo una scritta: Haribo.

Piaceva anche il nome, per via dell’acca esotica e immaginandolo accentato. Era un acronimo: le iniziali di Hans Riegel e della città di Bonn, dove in una cucina ricavata dentro una lavanderia la storia ebbe inizio cent’anni fa.

Tanti auguri alla ditta tedesca diventata leader nel settore caramelle, ora gruppo dolciario con 16 sedi produttive presente in 100 Paesi. La pandemia non ha fermato le celebrazioni, a proposito di antistress non c’è momento migliore.

Perché la gommosa, anche contraffatta, richiedendo impegno e tenacia porta via i cattivi pensieri. La mou si scioglie da sola e finisce lì, la dura si rigira con la lingua e al limite dà fastidio a chi è costretto ad ascoltare la collisione con i denti. Un coccodrillo o peggio ancora la ruota di liquirizia invece sono un processo che non finisce mai.

Ideale per l’infanzia che non si cura del tempo, impegnativo per un adulto che deve fare i conti con le otturazioni, i ponti che crollano e gli alibi. Farsi sorprendere con un orsetto fra le labbra non è da tutti e Ronald Reagan lo aveva notato: si può scoprire molto del carattere di una persona, diceva, dal modo in cui mangia le caramelle gommose. Roba per gente impavida che dopo il consiglio di amministrazione non disdegna un salto al luna park.