22 mar 2022

Orrore in Valcamonica Cadavere a pezzi nel bosco

BORNO (Brescia)

Un uomo si avventurta in una scarpata per dare un occhio agli animali al pascolo e avvista nella boscaglia quattro grossi sacchi neri della spazzatura disseminati lungo il pendio. Sono semiaperti. Si avvicina, fa per guardare dentro, e l’orrore lo fa indietreggiare: la mano di una donna con le unghie laccate spunta come un rifiuto. Un femminicidio. Scoperto per caso domenica pomeriggio da un sessantenne di Borno, centro tra i monti della Valcamonica a un’ottantina di chilometri da Brescia. Il cadavere di una donna sezionata e gettata come immondizia nel dirupo lungo la Provinciale 5 tra Paline di Borno e Dezzo di Scalve, tra la Valcamonica e la Val Di Scalve, al confine tra Brescia e Bergamo.

Una donna irriconoscibile, sfregiata in viso dal fuoco e le cui membra erano state congelate. Il passante è corso dai carabinieri, e lungo quella strada tra i monti è iniziato l’andirivieni dei militari della compagnia di Breno, dei colleghi della Scientifica e del Nucleo investigativo, dei vigili del fuoco. Una scena peraltro già vista da quelle parti nell’agosto 2005, a una ventina di km di distanza, al passo del Vivione, in occasione dell’avvistamento dei resti di Aldo Donegani e Luisa De Leo, i coniugi bresciani per la giustizia uccisi dal nipote Guglielmo Gatti. Anche in quel caso i resti erano stati chiusi in sacchi della spazzatura. Nel caso di domenica sono stati recuperati i pezzi di un corpo femminile quasi integro, senza identità. Sui resti è già al lavoro il medico legale degli Spedali Civili Nicoletta Cerri. Il pm di turno Lorena Ghibaudo l’ha incaricata di tentare l’estrazione di un Dna e di cercare di ricostruire epoca e cause del decesso.

Una morte che adombra ferocia se troverà conferma la prima ipotesi investigativa, ovvero che quel corpo sia stato smembrato e congelato e poi scaraventato nel burrone di recente, almeno stando al principio di scongelamento. Una fase esecutiva in due tempi. Chi può avere compiuto una simile mostruosità? Investigatori e inquirenti scandagliano celle telefoniche e telecamere dei centri abitati vicini – la zona del rinvenimento non è monitorata da occhi elettronici – nonché denunce di scomparsa di donne. La macabra vicenda a molti ha fatto venire in mente la povera Souad Alloumi, la 29enne marocchina sparita tra il 3 e il 4 giugno 2018 dal suo monolocale di Brescia e mai più trovata. L’ex marito, il connazionale Abdelmijd El Biti, la notte della scomparsa fu inquadrato da una telecamera mentre usciva dall’appartamento della ex trascinando un trolley nero da cui spuntava una sagoma di ginocchia piegate. Dall’estate 2018 è in carcere, a suo dire da innocente, dove sconta la condanna all’ergastolo. Una prima ispezione cadaverica però sconfesserebbe possa trattarsi di Souad, alta oltre il metro e 70 e di carnagione mulatta.

Beatrice Raspa

© Riproduzione riservata

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