di Paola Pioppi Quando il medico del 118 aveva caricato sull’elisoccorso la piccola Sharon Barni, la sera dell’11 gennaio scorso, priva di sensi, il sospetto era un trauma cranico causato dalla caduta di una stufetta che stava appoggiata su un mobile del bagno. Vicino al labbro aveva un’escoriazione, ma il timore era che quella botta le avesse causato un’emorragia cerebrale, così grave da non lasciarle scampo. Due giorni dopo, l’esame autoptico svolto dal medico legale, ha stravolto ogni ipotesi, portando ora all’arresto del compagno...

di Paola Pioppi

Quando il medico del 118 aveva caricato sull’elisoccorso la piccola Sharon Barni, la sera dell’11 gennaio scorso, priva di sensi, il sospetto era un trauma cranico causato dalla caduta di una stufetta che stava appoggiata su un mobile del bagno. Vicino al labbro aveva un’escoriazione, ma il timore era che quella botta le avesse causato un’emorragia cerebrale, così grave da non lasciarle scampo. Due giorni dopo, l’esame autoptico svolto dal medico legale, ha stravolto ogni ipotesi, portando ora all’arresto del compagno della madre della bimba, morta a soli 18 mesi la sera stessa, che quel giorno era da solo in casa con lei.

Gabriel Robert Marincat, rumeno di 25 anni, da tre mesi convivente con la bimba e la madre, ieri è stato portato in carcere con le accuse di morte causata da maltrattamenti, e violenza sessuale aggravata. Dall’ordinanza di custodia cautelare, chiesta dal sostituto procuratore di Como Antonia Pavan, ed emessa dal gip Andrea Giudici, emerge come l’autopsia sia stata determinante nell’arrivare a questa ricostruzione. Le lesioni notate in un primo momento, erano infatti risultate compatibili con l’incidente domestico raccontato da Marincat: aveva riferito che a metà pomeriggio Sharon aveva tirato il cavo elettrico di una stufetta riscaldante, trovata a terra danneggiata durante il sopralluogo dei carabinieri, ferendosi leggermente alla testa. Allo stesso tempo, alla nonna della bimba arrivata due ore dopo, e alla madre che era al lavoro, aveva raccontato che la bimba aveva poi continuato a giocare senza mostrare segni di malessere, salvo poi vomitare e perdere i sensi verso sera.

La sua morte, avvenuta poco dopo l’arrivo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, era stata spiazzante rispetto alla ricostruzione di un incidente non grave, che aveva una sua linearità. Ma l’autopsia ha portato a far emergere un quadro più "articolato e inquietante", e in particolare un "traumatismo cranico contusivo produttivo di frattura cranica occipitale sinistra, dei focali sanguinamenti intracranici ed un edema cerebrale massivo". Poco compatibile con la caduta di una stufetta in plastica. Ma questa analisi, è stata integrata da ulteriori dettagli, che hanno rivelato la presenza di una quantità di ecchimosi, lacerazioni, escoriazioni, anche interne e non immediatamente visibile, tali da far ritenere che da qualche tempo la bimba venisse picchiata.

Alcune di queste lesioni, concentrate in zona genitale e che non è possibile ritenere accidentali, sarebbero compatibili con abusi commessi con un oggetto non meglio identificato. Una consulenza tecnica, che è stata integrata dalle indagini condotte dai carabinieri della Tenenza di Mariano Comense, intervenuti fin dal primo momento.