Andrea Orlando, 52 anni, ministro del Lavoro nel governo Draghi
Andrea Orlando, 52 anni, ministro del Lavoro nel governo Draghi
di Claudia Marin La prima mossa del nuovo ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è semplificare le procedure e i meccanismi di attivazione e pagamento della cassa integrazione, in modo da eliminare quei ritardi e quelle lungaggini che hanno caratterizzato l’erogazione degli assegni in questi mesi da parte dell’Inps. È, del resto, già scritta la norma semplifica-cassa (con il taglio degli adempimenti e dei moduli telematici da inviare a carico delle imprese) e si attende solo il varo, in settimana, del decreto legge Ristori per farla scattare. Ma questo, nella strategia del ministro, è solo il ponte per arrivare a un...

di Claudia Marin

La prima mossa del nuovo ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è semplificare le procedure e i meccanismi di attivazione e pagamento della cassa integrazione, in modo da eliminare quei ritardi e quelle lungaggini che hanno caratterizzato l’erogazione degli assegni in questi mesi da parte dell’Inps. È, del resto, già scritta la norma semplifica-cassa (con il taglio degli adempimenti e dei moduli telematici da inviare a carico delle imprese) e si attende solo il varo, in settimana, del decreto legge Ristori per farla scattare.

Ma questo, nella strategia del ministro, è solo il ponte per arrivare a un riassetto complessivo del sistema degli ammortizzatori sociali, con l’obiettivo di varare un "sistema universalistico" per l’ampliamento della protezione sociale, in "forte interazione" con il potenziamento delle politiche attive del lavoro, ed affiancato da "significative azioni di politica industriale", verticali e selettive, con l’iniezione di risorse pubbliche. Il tutto attraverso una road map dal ritmo serrato, in quattro step, con il secondo appuntamento già preannunciato per la prossima settimana e gli altri due ugualmente a stretto giro. "Questa è la road map – spiega Orlando –. Io mi auguro proceda nel modo più rapido possibile".

Sul tavolo del confronto, però, il ministro del Lavoro si troverà a dover fare i conti con un nodo più urgente da sciogliere: quello relativo al blocco dei licenziamenti in scadenza a fine marzo. I sindacati hanno chiesto a più riprese la proroga complessiva del divieto fino a che incombe la pandemia, i vertici di Confindustria sollecitano una norma transitoria di minore durata e più selettiva. È verosimile una proroga di 6090 giorni valida per tutti, con una successiva limitazione del vincolo a non licenziare alle sole imprese dei settori più colpiti come il turismo e il commercio. Certo è che il nuovo pacchetto di settimane (circa 26) di Cig Covid dovrebbe seguire la scelta fatta sui licenziamenti per sostenere gli imprenditori che non possono ridurre il personale.

Il riordino degli ammortizzatori, invece, si baserà sul documento messo a punto dalla commissione Barbieri del ministero del Lavoro. Contempla tre pilastri: cassa integrazione universale e, dunque, per tutti i lavoratori, ma con base anche assicurativa, che vuol dire che le imprese comunque dovranno pagarla, almeno in parte; nuova indennità di disoccupazione, ribattezzata di "protezione universale", estesa anche ai professionisti e alle partite Iva; sussidi anche per i lavoratori a part-time, soprattutto se involontario.

Si ragionerà sugli ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro (attualmente ci sono la Cig e i fondi di solidarietà per le imprese con oltre cinque dipendenti basati su un meccanismo assicurativo) e su come raggiungere anche i lavoratori delle piccole e piccolissime imprese senza aumentare troppo il costo del lavoro: la prospettiva è quella di lasciare la cassa ordinaria e quella straordinaria, estese anche alle imprese con meno di cinque dipendenti di tutti i settori, ma di eliminare quella in deroga. A finanziare il meccanismo lo Stato, ma anche le imprese.