Marco

Buticchi

Il cafonauta non passerà mai di moda. La pandemia ha messo in sordina le sue velleità marinare ma, al primo soffio di libertà, eccolo sciorinare il suo repertorio di scarsa educazione e prepotenze. In un mare così affollato, ogni ignoranza rischia di tradursi in reale pericolo. Al grido "Il mare è di tutti", orde di barbari delle onde si sono riversati ovunque: dai siti più protetti alle aree riservate alla balneazione, scorrazzando a riva con i loro motori col rischio di ridurre nuotatori a fette di salame di Felino. Proprio perché il mare è di tutti, nessuno se ne può appropriare, neppure chi ha il panfilo più lungo o il motore più rombante.

Altra buccia di banana del cafonauta è l’ancoraggio. Prescelto il sito, egli ‘parcheggia’ la sua imbarcazione come farebbe con un’utilitaria sulle strisce. Incurante di vento e vicini. L’àncora va sempre data a poppa di chi è già ormeggiato e rispettando le distanze di sicurezza. Lo spazio concessomi m’impedisce di parlare dei fenomeni da spiaggia, delle pallonate alle nonne, di schiamazzi a tutto volume, sversamenti di olio d’insalata, risse sul bagnasciuga, mamme sull’orlo di crisi di nervi, bambini viziati e molesti, porticcioli invivibili e tante altre forme di malcostume che hanno caratterizzato questa, forse più di altre estati. Con sommo rammarico per chi ama esibire, però, anche la stagione del cafonauta vede avvicinarsi la sua naturale conclusione… per fortuna!