di Veronica Passeri In serata, le indicazioni del Comitato tecnico scientifico (Cts) cambiano le carte in tavola: sì a ingressi scaglionati per scuole superiori e università ma, al momento, niente didattica a distanza. E dunque il governo, che sta approntando per oggi il Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) con la nuova stretta per limitare i contagi, potrebbe tenere questa linea. Nonostante però al pomeriggio, di fronte al picco dei contagi, le Regioni, Lombardia in testa, ferme sul no a lockdown generalizzati, avessero ipotizzato di...

di Veronica Passeri

In serata, le indicazioni del Comitato tecnico scientifico (Cts) cambiano le carte in tavola: sì a ingressi scaglionati per scuole superiori e università ma, al momento, niente didattica a distanza. E dunque il governo, che sta approntando per oggi il Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) con la nuova stretta per limitare i contagi, potrebbe tenere questa linea. Nonostante però al pomeriggio, di fronte al picco dei contagi, le Regioni, Lombardia in testa, ferme sul no a lockdown generalizzati, avessero ipotizzato di ripristinare le lezioni a casa via internet, ma solo per i ragazzi della quarta e quinta superiore.

Dopo il vertice di ieri dei governatori, le Regioni hanno proposto di rivedersi oggi non solo coi ministri Boccia e Speranza, ma anche con i colleghi all’Istruzione, Lucia Azzolina, e ai Trasporti, Paola De Micheli, per affrontare il tema in tutti i suoi aspetti. E approfondire i nodi legati alla gestione della scuola davanti alla seconda ondata di pandemia. Sul tavolo ci sono la Didattica a distanza (Dad) e, appunto, lo scaglionamento degli orari di ingresso e uscita dalle scuole. Diversi governatori hanno chiesto le lezioni a distanza almeno per il quarto e quinto anno delle scuole superiori in questa fase dell’emergenza.

L’ipotesi, proposta dall’Umbria, è quella di un periodo sperimentale fino al 30 ottobre. Quasi due settimane che potrebbero servire ad alleggerire anche il volume di persone che nelle ore di punta si spostano sui mezzi pubblici.

Da parte sua, la ministra Azzolina ha ribadito più volte che chiudere la scuola deve essere l’extrema ratio. Il ragionamento del governo, con cui Conte si appresta a scrivere il nuovo Dpcm, è quello di introdurre misure restrittive per le attività non essenziali, cercando di tutelare e tenere aperte il più a lungo possibile quelle essenziali come la scuola e le attività produttive. Linea alla quale le Regioni, secondo quanto si è appreso, non intendono opporsi. A patto che, come ha chiesto la Lombardia, il governo predisponga un ristoro per tutte le categorie penalizzate dalle misure anti-Covid.

Tra i paletti messi dal ministero di Viale Trastevere c’è quello di evitare una Dad generalizzata: l’idea è di mantenere il più possibile la didattica in presenza per i bambini più piccoli e del ciclo della primaria e delle medie inferiori, riservando le lezioni ’da remoto’ agli ultimi due anni delle superiori.

Sugli ingressi scaglionati, prima che arrivassero le indicazioni del Cts, l’intesa era tutta da trovare: se alcune Regioni spingono per uno scaglionamento più dilatato degli orari di ingresso ed uscita, la Azzolina e l’Associazione nazionale presidi tengono duro sul fatto che non si possa andare oltre le 9 di mattina per l’entrata a scuola.