Vaccinazioni, ieri al San Giovanni dell’Addolorata di Roma, per l’open day terza dose
Vaccinazioni, ieri al San Giovanni dell’Addolorata di Roma, per l’open day terza dose
"Ora più che mai la terza dose ha un senso. Anche di fronte alla variante Omicron". Così il professor Claudio M. Mastroianni (foto sopra), attualmente vicepresidente e dal 30 dicembre presidente della Simit, la società italiana di malattie infettive e tropicali, e responsabile del reparto di malattie infettive del policlinico Umberto I di Roma. Professor Mastroianni, i vaccini attuali potrebbero coprirci da questa ennesima variante? "È verosimile che nei soggetti anche con vaccinazione completa, e a maggior ragione in chi ha fatto la terza dose, ci sia un certo grado di protezione. Di quanto, lo vedremo nelle prossime settimane: ci sono vari studi in corso". A proposito di terza dose, alcuni si chiedono: ha senso fare un richiamo se ancora non sappiamo se ci...

"Ora più che mai la terza dose ha un senso. Anche di fronte alla variante Omicron". Così il professor Claudio M. Mastroianni (foto sopra), attualmente vicepresidente e dal 30 dicembre presidente della Simit, la società italiana di malattie infettive e tropicali, e responsabile del reparto di malattie infettive del policlinico Umberto I di Roma.

Professor Mastroianni, i vaccini attuali potrebbero coprirci da questa ennesima variante?

"È verosimile che nei soggetti anche con vaccinazione completa, e a maggior ragione in chi ha fatto la terza dose, ci sia un certo grado di protezione. Di quanto, lo vedremo nelle prossime settimane: ci sono vari studi in corso".

A proposito di terza dose, alcuni si chiedono: ha senso fare un richiamo se ancora non sappiamo se ci coprirà da Omicron?

"Assolutamente sì. Va decisamente fatta perché il sistema immunitario è in grado di riconoscere i componenti del virus anche se questo è mutato. Chi farà la terza dose sarà decisamente più più protetto da Omicron di chi ha fatto solo il ciclo primario e incomparabilmente più protetto di chi non si è vaccinato. Del resto, la storia del paziente casertano infettato da Omicron ci dice proprio questo: vaccinato con due dosi, è stato infettato ma ha una carica virale bassa e non ha sviluppato la malattia. Quindi, vale la pena eccome. I vaccini era e restano la risposta migliore. Bisogna fare le terze dosi, e il prima possibile. Fortunatamente, mi pare che gli italiani lo abbiano capito".

Nel caso che per Omicron fosse necessaria una dose ad hoc, sarebbe un problema realizzarla?

"Realizzarla no, testarla e poi produrla a livello industriale nei numeri che servono richiederebbe qualche mese".

Quale è il livello di rischio al quale ci espone la variante Omicron?

"I primi dati clinici ci dicono che questa variante provoca una malattia lieve, soprattutto nei già vaccinati, come è il caso del paziente zero italiano. Quindi, anche considerando che con le varianti precedenti i vaccini attuali hanno dato una buona risposta anticorpale e anche una risposta cellulo-mediata, è tutto da vedere se servirà un richiamo specifico. Sarei molto cautamente ottimista".

Quindi non è detto che sia così cattiva come si teme?

"A vedere l’andamento pandemico in Sudafrica, potrebbe essere più infettiva ma patologicamente meno preoccupante".

Siamo destinati a vaccinarci periodicamente per chissà quanto?

"Dopo la terza dose non possiamo prevedere se dovremo fare un richiamo ogni anno, ogni cinque anni, ogni dieci anni. Normalmente la stragrande maggioranza dei vaccini richiedono tre dosi. Vediamo se sarà sufficiente per il Covid 19 o se dovremo mettere in conto richiami periodici".

Cosa fare da qui a quando sarà chiara la pericolosità o meno, di Omicron?

"Quello che è fondamentale è fare immediatamente il tracciamento di quello che è per ora l’unico caso nel nostro paese, o dei successivi, se ci saranno. Bisogna procedere all’isolamento dei casi sospetti, fare sequenziamento. E chiudere per qualche tempo le frontiere verso i paesi nei quali sta diventando prevalente. Tutte cose che mi pare il ministero della Salute, d’intesa con le Regioni, sta fortunatamente già facendo".

I vaccini esistenti sono ancora basati sul cippo originario del Covid 19. Non andrebbero aggiornati a prescindere da Omicron? Non abbiamo un prodotto già un po’ vecchio?

"Per fortuna il prodotto che abbiamo sarà anche vecchio ma funziona bene, almeno fino alla variante Delta compresa. Ovviamente le case produttrici dei vaccini stanno già lavorando a nuove versioni e se ci saranno ulteriori dosi di richiamo queste verranno adattate ai virus che circoleranno nel 2022. Come del resto facciamo oggi per un virus sia pur molto diverso come è quello dell’influenza. In questo modo riusciremo a controllare questa infezione: con i vaccini e anche con l’auto dei farmaci che stanno arrivando".