di Giampaolo Pioli Donald Trump vorrebbe rompere l’assedio alla Casa Bianca con un viaggio domani in Texas per ispezionare il muro col Messico. Ma non è detto che il presidente rischi di lasciare lo Studio Ovale in queste giornate concitate perché il suo vice Mike Pence potrebbe invocare in queste stesse ore il 25esimo emendamento che lo estrometterebbe dal potere per incapacità e pericolosità. I due – dopo un quadriennio di obbedienza assoluta, e a volte imbarazzante, da parte di Pence e dopo l’assalto al Congresso – hanno rotto ogni contatto. Gli slogan "impiccate Mike Pence", lanciati dagli squadristi trumpiani sui social e sugli striscioni quando il vice-presidente ha proclamato Joe Biden vincitore delle elezioni, hanno reso il solco tra i due ancora più profondo....

di Giampaolo Pioli

Donald Trump vorrebbe rompere l’assedio alla Casa Bianca con un viaggio domani in Texas per ispezionare il muro col Messico. Ma non è detto che il presidente rischi di lasciare lo Studio Ovale in queste giornate concitate perché il suo vice Mike Pence potrebbe invocare in queste stesse ore il 25esimo emendamento che lo estrometterebbe dal potere per incapacità e pericolosità. I due – dopo un quadriennio di obbedienza assoluta, e a volte imbarazzante, da parte di Pence e dopo l’assalto al Congresso – hanno rotto ogni contatto. Gli slogan "impiccate Mike Pence", lanciati dagli squadristi trumpiani sui social e sugli striscioni quando il vice-presidente ha proclamato Joe Biden vincitore delle elezioni, hanno reso il solco tra i due ancora più profondo. "L’ho creato io, l’ho salvato io da una morte politica e ora mi pugnala alle spalle", grida Trump sempre più solo nei corridoi semideserti della Casa Bianca. Adesso però è Pence che ha in mano lo strumento per rimuoverlo e non ha escluso di poterlo fare "se il presidente continuasse a diventare sempre più instabile".

Durante l’assalto al Congresso Pence guidava la seduta congiunta ed è stato soccorso dai servizi di sicurezza e nascosto in un bunker per ore insieme a Nancy Pelosi e agli altri leader. Trump non lo ha mai chiamato e per ore ha guardato compiaciuto le immagini in tv degli assalitori vestiti da barbari. Nemmeno dopo il messaggio video nel quale il presidente condannava le violenze e annunciava che il 20 gennaio si sarebbe insediata una nuova amministrazione, Trump ha alzato la cornetta per contattare il suo vice assediato. Pence, invece, di fatto sostituendosi a lui, aveva chiamato il Pentagono per ordinare il dispiegamento d’emergenza della Guardia Nazionale a protezione del Campidoglio.

Molti repubblicani adesso premono perché Trump si dimetta immediatamente. Sperano anche che il grigio Pence compia un atto di coraggio e lo estrometta ricostruendo la credibilità dell’intero partito dell’elefante da quattro anni dominato dal clan Trump. Pence potrebbe infatti diventare una sorta di ’salvatore della patria’ che gli darebbe titoli nobili per risolvere la crisi e presentarsi alle presidenziali del 2024. E anche se non invocherà l’articolo 25 però, il vicepresidente si è già imposto come il leader di riferimento dell’amministrazione per questi ultimi nove giorni. Sarà lui a stringere la mano a Biden nel passaggio delle consegne dopo il giuramento del 20 gennaio e a scortarlo fino ai cancelli della Casa Bianca. Può diventare lui, con o senza i pieni poteri, il temporaneo guardiano delle istituzioni. E, mentre il suo silenzioso ex delfino è salito di statura, per Trump è iniziato un drammatico conto alla rovescia. Questa mattina la mozione di impeachment presentata dalla leader della Camera Pelosi con l’accusa di "istigazione all’insurrezione" sarà sui banchi di tutti i deputati.

Il voto potrebbe già arrivare addirittura domani bypassando tutte le procedure nelle commissioni d’inchiesta. Più di 250 parlamentari democratici e repubblicani l’anno già sottoscritta. La ferita al Congresso, considerato il tempio della democrazia statunitense, questa volta è troppo grave. I 5 morti nell’assalto potevano essere l’anticipo di una strage. La vita di deputati e senatori in seduta comune è stata messa a rischio da centinaia di criminali che hanno cercato di intimidirli, vandalizzando i due rami del Campidoglio. L’azione-lampo per rimuovere Trump dal potere anticipatamente, ha preso la corsia preferenziale. Dopo la Camera, dove l’incriminazione è scontata, anche il Senato, questa volta, vista la gravità dell’atto e l’attentato alla democrazia, potrebbe raggiungere la maggioranza dei 23 per condannarlo per sempre all’infamia. Pence ha messo la palla sul dischetto del rigore. È lui l’arbitro della fine di Trump. La porta del presidente folle adesso è vuota. Ma Mike non ha ancora calciato.