Giovanni Serafini Adesso hanno scoperto che il Canale della Manica è un problema. Che la tragedia dei migranti annegati nel tentativo di raggiungere le coste inglesi è una vergogna, una ferita nel cuore dell’Europa. Che l’esistenza della "giungla" di Calais è intollerabile nella patria dei diritti umani. Che è più facile salvarsi tentando di sbarcare a Lampedusa, dove la gente ti aiuta,...

Giovanni

Serafini

Adesso hanno scoperto che il Canale della Manica è un problema. Che la tragedia dei migranti annegati nel tentativo di raggiungere le coste inglesi è una vergogna, una ferita nel cuore dell’Europa. Che l’esistenza della "giungla" di Calais è intollerabile nella patria dei diritti umani. Che è più facile salvarsi tentando di sbarcare a Lampedusa, dove la gente ti aiuta, anziché nelle acque gelide fra Dunkerque e Dover, dove sei solo. "Occorre una più forte cooperazione europea", ha detto Macron dopo qualche battibecco con Boris Johnson. Peccato che quando questa stessa richiesta è stata avanzata dall’Italia abbia fatto finta di niente, alla pari degli altri leader europei. Anzi, rivaleggiando in fermezza con i più intransigenti, ha puntigliosamente rispedito oltrefrontiera i clandestini che da Ventimiglia arrivavano a Mentone.

Oggi siamo all’ennesimo choc. Nelle stesse ore, mentre nella Manica morivano 29 donne, uomini e bambini, al largo di Lampedusa venivano salvati 296 migranti in difficoltà. È una coincidenza drammatica che mostra come l’Italia, pur fra polemiche e lacerazioni interne, abbia continuato a fare sino in fondo il suo dovere, anche a prezzo di gravi sacrifici. L’Europa no. L’Europa è rimasta a guardare. Come se quei disgraziati schiacciati dai treni dell’Eurotunnel o asfissiati nei camion e nei container non fossero un problema. Soltanto adesso, con la situazione esplosiva innescatasi fra Polonia e Bielorussia, l’Europa si allarma. Costruisce di corsa muri e reti di filo spinato per centinaia di chilometri. Quattordici Paesi, dalla Polonia alla Lituania, dall’Ungheria all’Austria, dalla Repubblica Ceca alla Grecia, chiedono fondi all’Ue per erigere nuovi bastioni. Nel disordine totale, senza idee condivise, senza una strategia per affrontare un problema che pure, per tutti, è oggi il vero banco di prova. La Francia, presidente di turno dell’Europa dal 1° gennaio prossimo, saprà proporre qualche via d’uscita?