di Giampaolo Pioli Le parole del presidente americano Joe Biden, la sofferta onestà nell’ammettere che è stato un disastro durato 20 anni sebbene motivato da un "non sono pentito, confermo la mia scelta… Preferisco le critiche ad una nuova guerra civile che gli afghani non volevano combattere e dovevamo farlo noi al posto loro…" non sono bastate. In meno di 48 ore i sondaggi per il presidente Usa si sono ribaltati. Se prima erano quasi il 70% gli americani favorevoli al completo ritiro dall’Afghanistan, adesso secondo un sondaggio di Politico sono scesi al 49%. Gli americani non hanno retto all’umiliazione delle immagini in televisione, che vedono i funzionari Usa a Kabul scappare in fretta lasciando indietro i cittadini afghani che disperatamente tentano di abbandonare il Paese per paura delle spietate...

di Giampaolo Pioli

Le parole del presidente americano Joe Biden, la sofferta onestà nell’ammettere che è stato un disastro durato 20 anni sebbene motivato da un "non sono pentito, confermo la mia scelta… Preferisco le critiche ad una nuova guerra civile che gli afghani non volevano combattere e dovevamo farlo noi al posto loro…" non sono bastate.

In meno di 48 ore i sondaggi per il presidente Usa si sono ribaltati. Se prima erano quasi il 70% gli americani favorevoli al completo ritiro dall’Afghanistan, adesso secondo un sondaggio di Politico sono scesi al 49%. Gli americani non hanno retto all’umiliazione delle immagini in televisione, che vedono i funzionari Usa a Kabul scappare in fretta lasciando indietro i cittadini afghani che disperatamente tentano di abbandonare il Paese per paura delle spietate violenze e reazioni talebane.

Sul campo però a Kabul e a Doha continuano le trattative anche segrete, per il passaggio pacifico dei poteri. Tutto si sta muovendo in modo vorticoso. I generali americani continuano ad essere figure importanti nella trattativa del Qatar e stanno coordinando insieme ai talebani anche un’evacuazione flessibile e tranquilla. Se non si è vista per ora né la repressione e nemmeno il temuto bagno di sangue, vuol dire che la brutale ammissione della sconfitta dell’intero Occidente può aver risparmiato molte vite umane.

Ma a Washington le critiche alla Casa Bianca che si è fatta sorprendere e cogliere impreparata dalla velocità dell’avanza talebana e dalla conquista di Kabul sono feroci e sono esplose anche all’interno dell’amministrazione.

E se la Nato col segretario generale Jens Stoltenberg dice "abbiamo perso" e la Merkel ripete "abbiamo sbagliato tutti", qualcuno pensa che proprio dalla sconfitta dell’Occidente si possa ripartire con un piano di ospitalità e di aiuti verso i profughi afghani e soprattutto a difesa delle donne che questa volta dovrà assolutamente avere trazione europea e non più un’incerta e pasticciata guida americana.

Cia e Pentagono rinviano alle prossime settimane l’analisi delle responsabilità e delle colpe, ma non potranno sfuggire alla verifica politica.

Nella valutazione del caos di Kabul e delle inaspettate aperture talebane è interessante l’osservazione di alcuni analisti che dicono "non sappiamo se i talebani sono improvvisamente diventati credibili e potrebbero non esserlo... ma non lo sappiamo. Biden però (commenta Thomas Friedman sul New York Times) più che il giorno dopo, dovrebbe essere giudicato il giorno dopo del giorno dopo…". E potrebbe non avere torto.

Se i soldati afghani per anni a stipendio degli americani non hanno combattuto per difendere il loro Paese e sono fuggiti insieme ai corrotti e inetti governanti di Kabul, gli Stati Uniti, l’Europa e gli alleati Nato adesso hanno un’altra prova davanti: accogliere chi ha bisogno e chi ha paura e valutare con più attenzione e competenza un Paese difficile, tribale e antico che però adesso rispetto a venti anni fa, grazie alla guerra, ha scoperto gli smartphone , Internet e persino i social network, che nemmeno i talebani possono più fermare o ignorare.

Forse anche per questo, l’improvvisa attenzione al bistrattato mondo delle donne che forse non dovranno più indossare il burka e vengono addirittura invitate a laurearsi e a far parte del governo, è un segno utile offerto da questa profonda e amara sconfitta di chi si sentiva il gendarme del mondo e il più grande esportatore della democrazia.

Il presidente Joe Biden rimane sotto accusa per i tempi ma ha avuto il coraggio di dire “il re è nudo”. L’America voleva fermare Al Qaeda e l’ex presidente Barack Obama ha ucciso Osama Bin Laden. Guantanamo si sta svuotando. Si aprono scenari di dialogo difficili, ma impensabili 20 anni fa. I talebani hanno vinto a Kabul ma Biden dopo aver imparato "che non basta la forza per risolvere i problemi" potrebbe ricordare, al nuovo governo afghano-talebano che se vuole essere riconosciuto a livello internazionale e veder scongelati i 9 miliardi di dollari depositati nelle banche americane, non deve aver più paura di far volare gli aquiloni.