di Antonella Coppari C’è un vistoso aspetto di sinistra ironia nel fatto che sia proprio la morte di don Roberto Malgesini, per anni nel mirino delle forze antimmigrazione, a offrire loro il destro per riprendere la campagna. Una campagna che il prete ’amico degli ultimi’ non avrebbe certo apprezzato. Ma il cinismo della politica è noto ed è forse inevitabile come inevitabile era il coro che sfruttando il delitto di Como è partito ieri dagli spalti della destra. Inizia Salvini: "Ne ho le scatole piene di spacciatori, clandestini e delinquenti. Qualcuno ha sulla coscienza troppi morti, qualcuno ancora adesso sta facendo sbarcare migliaia di persone che portano la guerra in Italia. Bisogna rimandare a casa gli irregolari". Gli fa eco la Meloni: "Sono scioccata....

di Antonella Coppari

C’è un vistoso aspetto di sinistra ironia nel fatto che sia proprio la morte di don Roberto Malgesini, per anni nel mirino delle forze antimmigrazione, a offrire loro il destro per riprendere la campagna. Una campagna che il prete ’amico degli ultimi’ non avrebbe certo apprezzato. Ma il cinismo della politica è noto ed è forse inevitabile come inevitabile era il coro che sfruttando il delitto di Como è partito ieri dagli spalti della destra. Inizia Salvini: "Ne ho le scatole piene di spacciatori, clandestini e delinquenti. Qualcuno ha sulla coscienza troppi morti, qualcuno ancora adesso sta facendo sbarcare migliaia di persone che portano la guerra in Italia. Bisogna rimandare a casa gli irregolari". Gli fa eco la Meloni: "Sono scioccata. lo Stato deve risponderne e risarcire la famiglia della vittima perché quel criminale non doveva essere lì". E Forza Italia invoca "giustizia" e annuncia un’interrogazione al governo. Prevedibili sin nelle virgole gli attacchi, altrettanto scontate le repliche: "È un dolore profondo, ma nessuno speculi su quanto accaduto", taglia corto la comasca deputata del Pd Braga "Stiamo leggendo dichiarazioni e prese di posizioni francamente fuori luogo" dice il pentastellato Erba, consigliere regionale lombardo.

Al di là della polemica e della propaganda politica, però, il problema c’è davvero. La ministra Lamorgese aveva scommesso nei primi mesi del suo mandato sui rimpatri, che però si sono fermati per diversi mesi con il Covid. Ora, secondo il Viminale, è il momento di ripartire con una strategia a tutto campo: i rimpatri vanno non solo ripresi ma anche velocizzati per recuperare il tempo perduto. Per questo motivo, ieri è volata in Algeria: sul tavolo il nodo dei flussi irregolari verso l’Italia, in particolare verso la Sardegna. Con il collega Kamel Beldijoud ha gettato le basi per un nuovo accordo in materia di sicurezza che prevede, tra l’altro, meccanismi più rapidi per il ritorno in patria dei migranti che stanno nel nostro paese illegalmente.

Ma non basta. La vera sfida è far sì che i paesi d’origine e di transito vigilino più incisivamente sulle frontiere marittime e blocchino lì, sulle loro coste, le partenze di barchini pieni di disperati. Probabilmente è proprio questo il cuore della missione algerina della Lamorgese, come di quella in Tunisia (da cui viene la maggior parte dei migranti nel nostro paese) a luglio. Da quando sono ripresi i rimpatri, si fa notare al Viminale, sono 80 a settimana i tunisini che vengono riportati nella loro patria.

Sullo sfondo si staglia il nodo irrisolto sin dalla nascita di questo governo: quello dei decreti sicurezza di Salvini. La tormentata storia è nota: avrebbero dovuto essere cancellati o almeno largamente rimaneggiati subito dopo l’avvio dell’esperienza giallorossa come "segnale di discontinuità" invocato da Zingaretti. Stanno ancora là: non solo non sono stati abrogati ma nemmeno corretti per le divisioni all’interno della maggioranza. Non se ne parla più? "Di certo non se ne poteva parlare prima delle elezioni", ammettono dalla fortezza minacciata dal Pd. E comunque – interviene il renziano Ettore Rosato – quei decreti sono ancora in vigore: il brutale delitto del sacerdote dimostra che quelle norme non funzionano".

Messe cosi le cose si dovrebbe pensare che appena chiuse le urne i decreti verranno discussi in consiglio dei ministri, dal momento che dagli Interni ci tengono a sottolineare che la responsabilità della sospirata modifica ora è tutta in capo alla presidenza del consiglio e alla sua maggioranza. È possibile che le cose vadano cosi, ma non è affatto certo. Basti pensare alla ingloriosa vicenda libica con gli aiuti confermati a una guardia costiera nella quale trafficanti e torturatori abbondano. Qualche cambiamento alla fine ci dovrà essere ma resta da vedere se poi sarà sostanziale o cosmetico.