di Elena G. Polidori "Al tavolo con Draghi – annuncia Vito Crimi – porteremo le nostre battaglie, a partire dal lavoro. Il reddito di cittadinanza resta un nostro punto fermo". Solo poche ore fa il grido dei 5 Stelle era "o Conte o morte" e "mai con Draghi". Ora si è al "sì a Draghi, se c’è un esecutivo politico", perché – parola di Luigi Di Maio – "è il tempo della maturità". Pure Virginia Raggi apre a Draghi (e spacca il M5s romano). Ormai i grillini di rango ingoiano tutto, ma stavolta la tenuta del M5s di base dipenderà da quello che proporrà il premier...

di Elena G. Polidori

"Al tavolo con Draghi – annuncia Vito Crimi – porteremo le nostre battaglie, a partire dal lavoro. Il reddito di cittadinanza resta un nostro punto fermo". Solo poche ore fa il grido dei 5 Stelle era "o Conte o morte" e "mai con Draghi". Ora si è al "sì a Draghi, se c’è un esecutivo politico", perché – parola di Luigi Di Maio – "è il tempo della maturità". Pure Virginia Raggi apre a Draghi (e spacca il M5s romano). Ormai i grillini di rango ingoiano tutto, ma stavolta la tenuta del M5s di base dipenderà da quello che proporrà il premier incaricato (domani l’incontro). Al tavolo, i grillini della delegazione, ormai solo di governo e non più di lotta, chiederanno, come punti non negoziabili, la conservazione e "il miglioramento", dice una fonte stellata, del reddito di cittadinanza, e almeno due "ministeri di prima fila" per equilibrare il peso parlamentare del partito di maggioranza relativa. "E se ci scappasse un terzo ministero, anche non di prima fascia – vagheggiava ieri la stessa fonte – allora credo che saremo in grado di tenere. Importanti insomma le regole d’ingaggio, come sempre".

Il guaio sarà – come invece fa trapelare la parte scontenta del Movimento – se Draghi risponderà picche a queste richieste proponendo solo posizioni di secondo piano (al peggio, proprio nessuna di peso) e non farà promesse circa la salvaguardia di battaglie grilline di bandiera (c’è anche la ‘spazzacorrotti’ da tenere in piedi). A quel punto i mal di pancia – ora sotto traccia – di gran parte dei 5 Stelle di Palazzo Madama potrebbero trasformarsi in vere e proprie coliche. Con una dozzina (qualcuno azzarda 15) ‘duri e puri’ che si dicono pronti anche a costituire, eventualmente, una componente autonoma per avere le mani libere, diversa – comunque – da quella di Emilio Carelli che guarda a destra e alla Lega. Al momento, secondo quanto riferiscono fonti M5s, sarebbe scomparsa dal tavolo l’ipotesi del voto su Rousseau, tuttavia oggi potrebbe arrivare a Roma Beppe Grillo, per ‘caricare le truppe’.

Il caos resta. Ma il Movimento è comunque in procinto di cambiare radicalmente pelle (ancora una volta) per conformarsi a una nuova realtà che vede anche l’ex premier Conte nel (prossimo) nuovo ruolo di leader stellato (il suo annuncio, ieri sui sampietrini di piazza Colonna, è stato letto come una discesa in campo concordata con Grillo) e di garante dei futuri passi politici all’interno della coalizione di centrosinistra. Mossa vissuta, però, come uno sgarro a Di Maio, il primo ad aprire a Draghi e con ambizioni dichiarate di tornare a vestire i panni di leader grillino del nuovo corso di una forza politica "matura agli occhi del Paese". Conte, però, non lascerà facilmente la presa. Quel "io ci sono e ci sarò per il Movimento" è stato letto da tutti come una chiara dichiarazione di guerra. Interna.