Marco

Buticchi

Sotto il pergolo del bar ogni critica è concessa. Non siamo forse un Paese di poeti, naviganti e allenatori? Che succede, però, se il palcoscenico diventa televisivo e l’opinione è formulata da una titolata ex-campionessa, oro a Londra nel 2012? Apriti cielo. Tuona un altrettanto blasonato allenatore, nel volley, come Julio Velasco: proprio chi conosce la sofferenza di una sconfitta, dice in sintesi, non dovrebbe usare parole disgustose! I toni, come spesso accade nel dibattito televisivo, diventano subito incandescenti.

Ma, esulando da disgusti e battibecchi, chi potrebbe avere la giusta conoscenza della scherma se non una campionessa olimpionica, sette volte iridata e tredici volte europea come Elisa Di Francisca? Chi sale su un palcoscenico ammette la valutazione al suo operato. La mia personale visione della critica è un po’ come quella della satira: sempre consentita e sempre lecita, sino a che mantiene standard decorosi. Dal dire come la si pensa dopo aver primeggiato sul resto del mondo, all’originare disgusto, c’è un abisso. Riempire il solco di melassa telegenica per raggiungere l’italico compromesso del ‘nessun dice ma molti sanno’, mi pare assai più disonorevole. Non vorrei che fosse un primo passo per arrivare a toglierci persino il sacrosanto piacere di infiammarci sulle scelte sportive comodamente seduti al nostro bar preferito. Attenti: diffidate sempre degli ingiudicabili!