Nino Femiani De Luca punta al tris. Un regno politico che durerebbe 15 anni tondi tondi, fino alla venerabile età di 81 anni suonati. Da sindaco sceriffo a zar di tutta la Campania, da cacicco di Salerno a maestà che sfida lo sbrindellato parlamento che pure aveva immaginato il limite dei due mandati consecutivi. Un Enrico VIII incurante dei dubbi e dei mal di pancia della sua stessa...

Nino

Femiani

De Luca punta al tris. Un regno politico che durerebbe 15 anni tondi tondi, fino alla venerabile età di 81 anni suonati. Da sindaco sceriffo a zar di tutta la Campania, da cacicco di Salerno a maestà che sfida lo sbrindellato parlamento che pure aveva immaginato il limite dei due mandati consecutivi. Un Enrico VIII incurante dei dubbi e dei mal di pancia della sua stessa coalizione e che si appresta, entro fine anno, ad approvare, alla testa della sua maggioranza bulgara, la nuova legge elettorale: così il suo potere non tramonterà nei prossimi dieci anni.

Il governatore della Campania lo ha annunciato, come è nel suo stile, facendo il verso al leghista Zaia: padroni in casa nostra. Lo hanno paragonato a Putin, eletto per due volte consecutive, poi tornato in sella per altri due mandati grazie a plebisciti taroccati. "Proporre una nuova legge regionale per svolgere un terzo mandato spinge verso profili istituzionali più vicini a quelli sudamericani", obietta Emanuele Felice, ordinario di Politica economica presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara e fino a marzo scorso responsabile economico del Pd. Putin o Chavez, poco conta: per il presidente della Campania l’obiettivo è ora di tenersi stretta la poltrona, con delle esternazioni che fanno già leccare i baffi a Crozza. Probabilmente De Luca vuole evitare a Palazzo Santa Lucia la transizione imposta a Salerno. Dopo dieci anni da sindaco piazzò al vertice un fedelissimo, Mario De Biase, che dopo qualche anno pensò di fare di testa sua. Troppo indipendente per durare su una poltrona che don Vincenzo considera del salotto di casa sua. Ora il governatore non vuole sorprese e intende imporre una legge ad personam per mettere in scena quella che il politologo Ernesto Galli della Loggia definisce "prova di monarchia ereditaria". Il riferimento è alla volontà di prolungare il mandato con un occhio al figlio Piero, deputato del Pd e pronto a subentrare al genitore tra un decennio.