Chiara Di Clemente Portate rispetto. Se al primo posto della classifica delle 500 canzoni più importanti della storia del rock stilata dalla bibbia musicale “Rolling Stone“ il brano di una donna nera ha spodestato Bob Dylan, non può che gioirne anche il menestrello premio Nobel: come aveva previsto, i...

Chiara

Di Clemente

Portate rispetto. Se al primo posto della classifica delle 500 canzoni più importanti della storia del rock stilata dalla bibbia musicale “Rolling Stone“ il brano di una donna nera ha spodestato Bob Dylan, non può che gioirne anche il menestrello premio Nobel: come aveva previsto, i tempi cambiano. È il vento dell’inclusione, della parità, è l’onda lunga del bisogno di giustizia che ha scosso le coscienze Usa con l’affermarsi negli ultimi anni dei movimenti sociali dal MeToo al Black Lives Matter. Aretha, la regina che in pantofole – nei “Blues Brothers“ – invocava “Freedom“, libertà, puntando il dito contro lo stereotipo della donna sottomessa a un marito fannullone, ce l’ha fatta: finalmente ha ottenuto in pieno “Respect“, rispetto, anche se fuori tempo massimo. La Franklin se n’è andata nel 2018.

Va però detto che in questa – tanto discussa – nuova top 500 della rivista, quel Black Lives Matter che ha già dato una spallata ai sepolcri imbiancati degli Oscar hollywoodiani imponendo alle ultime nomination temi fortissimi come la storia delle Black Panther, si gode ora ben sei podi su dieci posizioni. I Public Enemy di “Fight the Power“ hanno scalzato i Rolling Stones dalla seconda posizione; un’altra regina nera come Missy Elliott si è conquistata l’ottava e la decima è il trionfo di quei geniali fuori di testa degli (ex emarginati) Outcast. Tra gli slogan delle ultime manifestazioni di piazza Usa uno di più acclamati era “God is a black woman“, dio è una donna nera. È finalmente tempo di portarle rispetto.