Il questore Isabella Fusiello  (FotoArtioli)
Il questore Isabella Fusiello (FotoArtioli)

Reggio Emilia, 29 gennaio 2015 - Il questore di Reggio Emilia, Isabella Fusiello, interviene duramente sul caso del poliziotto arrestato nell'ambito della maxi inchiesta "Aemilia" contro la 'ndrangheta. Domenico Mesiano è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e di aver minacciato la giornalista del Resto del Carlino Sabrina Pignedoli perché non scrivesse più articoli su "alcuni suoi amici". "Già il 20 agosto - spiega il questore Fusiello - era stato attivato un procedimento di incompatibilità ambientale nei confronti di Mesiano sulla scorta di alcuni atti che risultavano sul suo fascicolo personale e quindi a fine settembre era stato trasfertito alla Questura di Parma dal Ministero. 

Fusiello, perché in una Questura così vicina?

"Perché Mesiano beneficia della legge 104 a causa dei problemi di salute di un suo familiare. L'importante comunque era averlo allontanato dalla Questura di Reggio. Contro quel provvedimento lo stesso Mesiano aveva già fatto ricorso al Tar prima del suo arresto".

Quali erano gli atti del fascicolo che vi avevano convinti ad allontanarlo?

"Quella telefonata (al rappresentante della comunità albanese che ha dichiarato che Mesiano avrebbe sconsigliato di votare per il candidato Franco Corradini, ndr)  e il suo conseguente coinvolgimento nelle primarie del Pd alle elezioni amministrative. Un poliziotto che rimane coinvolto nelle primarie di Reggio, giusto o sbagliato che sia, per motivi di opportunità non riesce più a lavorare serenamente e l'istituzione non ha più la serenità necessaria nei suoi confronti. Per questo avevo richiesto e ottenuto il suo allontanamento".

Delle presunte  minacce alla giornalista del Carlino eravate a conoscenza?

"Le denunce erano state formalizzate in altri uffici e sull'episodio stava lavorando la Dda. Quindi non sarei potuta comunque intervenire".

Crede che questo arresto possa nuocere all'immagine del Corpo e della Questura?

"Certamente il danno d'immagine c'è e per questo nei suoi confronti verranno di sicuro presi altri provvedimenti, ma è bene che vengano fuori situazioni del genere perché dimostrano che a sbagliare non è la polizia di stato ma una singola persona. Il Ministero è molto attento a queste cose e sarà altrettanto severo nelle punizioni".