Pierangelo Pellizzari, 61 anni, si è fermato al bar per un caffè prima di uccidere la moglie Rita Amenze, 31enne di origine nigeriana (in alto a destra)
Pierangelo Pellizzari, 61 anni, si è fermato al bar per un caffè prima di uccidere la moglie Rita Amenze, 31enne di origine nigeriana (in alto a destra)
La fuga è finita dopo un giorno. Pierangelo Pellizzari, 61 anni, è stato arrestato dai carabinieri ieri pomeriggio a Villaga (Vicenza), nella vecchia casa disabitata della madre. Aveva cercato rifugio lì, braccato dagli investigatori, dopo aver ucciso la moglie Rita Amenze, che non aveva ancora 31 anni. Le ha sparato in volto e alla schiena davanti alle colleghe terrorizzate, almeno 4 colpi. Era venerdì mattina presto, verso le sette. La vittima, di origine nigeriana, stava entrando in fabbrica, alla MF di Noventa Vicentina, che commercia funghi. Era l’unico stipendio, il...

La fuga è finita dopo un giorno. Pierangelo Pellizzari, 61 anni, è stato arrestato dai carabinieri ieri pomeriggio a Villaga (Vicenza), nella vecchia casa disabitata della madre. Aveva cercato rifugio lì, braccato dagli investigatori, dopo aver ucciso la moglie Rita Amenze, che non aveva ancora 31 anni. Le ha sparato in volto e alla schiena davanti alle colleghe terrorizzate, almeno 4 colpi. Era venerdì mattina presto, verso le sette. La vittima, di origine nigeriana, stava entrando in fabbrica, alla MF di Noventa Vicentina, che commercia funghi. Era l’unico stipendio, il suo. Doveva bastare per tutti, anche per i figli che la donna voleva portare in Italia dopo l’ultimo viaggio in Nigeria. E anche su quello si erano accese liti continue con il marito che ormai Rita aveva lasciato. Discussioni che finivano immancabilmente con lui che la picchiava.

Il 61enne è stato arrestato e condotto in carcere, accusato di omicidio aggravato, porto abusivo di arma, rapina aggravata e minaccia aggravata. Interrogato dai pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere. I particolari che trapelano dagli investigatori delineano l’immagine di un assassino freddo e lucido. Prima del delitto si è fermato al bar per un caffè, ripreso dalle telecamere del locale mentre consuma al banco. Poi esce, pochi minuti di strada e l’omicidio.

La fuga di Pellizzari è durata trentun ore. Ed è finita nella vecchia abitazione della madre, oggi disabitata, a pochi metri da dove tutto è cominciato. Da quella casa di Villaga diventata una prigione dove regnava un marito dispotico, pronto ad alzare le mani per un nonnulla. Pellizzari si è tradito tornando sui suoi passi. Non ha opposto resistenza ai militari che lo hanno arrestato. Non aveva con sé l’arma del delitto, di cui si è probabilmente disfatto subito dopo la fuga e che gli investigatori stanno cercando. Da capire anche se sia stato aiutato da qualcuno.

Non ha perso la calma neppure negli attimi concitati dell’omicidio: mentre Rita era agonizzante ha riposto l’arma nella giacca, non prima di aver sparato un ultimo colpo d’avvertimento in aria per evitare che qualcuno si avvicinasse e tentasse di inseguirlo. "Quando sono uscito dall’azienda per le urla delle dipendenti - racconta il titolare della MF, sul cui cancello qualcuno ha apposto un mazzo di fiori e un nastro rosso per ricordare i femminicidi - me lo sono trovata di fronte. Mi ha puntato la pistola, poi si è girato e se ne è andato come se nulla fosse accaduto". Sul movente pochi i dubbi dei carabinieri: Rita aveva confidato alle amiche che l’uomo la picchiava spesso, anche se non aveva mai voluto sporgere denuncia. È la stessa ragione per la quale Pellizzari era finito nei guai con la giustizia, denunciato da una convivente precedente. In paese si vocifera poi che la coppia fosse ai ferri corti e prossima alla separazione anche per la decisione di Rita di portare in Italia i suoi tre figli.