Giovedì 11 Luglio 2024
RITA BARTOLOMEI, INVIATA
Cronaca

Operai morti a Brandizzo, quell’ultima telefonata poi il botto e le urla. La procura: “Gravi violazioni”

Il caposquadra e l’addetto di Rfi sono indagati per omicidio plurimo e disastro ferroviario. Non è escluso il dolo eventuale. La pm di Ivrea: "Il treno avrebbe potuto anche deragliare"

Brandizzo (Torino), 1 settembre 2023 – Gabriella Viglione, procuratrice capo di Ivrea: che cosa non torna nella strage di Brandizzo?

"Prima di tutto non è stata seguita la procedura prevista. Quindi c’è stata una gravissima violazione delle norme di sicurezza predisposte per questi lavori".

Gli inquirenti nella stazione dove hanno perso la vita 5 operai
Gli inquirenti nella stazione dove hanno perso la vita 5 operai

A cosa si riferisce?

"La circolazione naturalmente è interdetta quando c’è un cantiere. E ugualmente, se si sta intervenendo, devono bloccarsi i treni. Le due cose non possono coesistere. La procedura prevede la presenza di un dipendente di Rfi che deve stare sul posto. E deve comunicare con una centrale che ha il quadro di tutti i passaggi dei treni. Una volta ricevuta l’autorizzazione ai lavori, a sua volta deve dare il via libera".

Come avvengono le comunicazioni?

"Con una procedura sia telefonica, cablata, sia scritta".

E invece, secondo quanto appurato fino ad oggi, che cosa è successo?

"Ci sono state delle telefonate. Ma in queste chiamate non era stato rilasciato il via libera. L’ultima è avvenuta al momento dell’incidente. Non c’era stato ancora il nullaosta. Ma i lavoratori purtroppo erano già sulla sede ferroviaria".

Chi fa quella telefonata e chi la riceve?

"Da una parte c’è l’addetto di Rfi e dall’altra il collega della sala operativa che può dargli l’ok per l’orario, perché ha il quadro dei passaggi dei treni. Ma tutto questo si deve fare quando i lavoratori non sono ancora sulla sede ferroviaria".

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Qual è il contenuto di quell’ultima telefonata?

"Iniziano a parlare ma poi la chiamata s’interrompe o meglio recepisce tutta la drammaticità dell’incidente. Si sentono le urla, si sente tutto".

Quindi da quello che ha appurato finora gli operai non hanno colpe.

"Certo che no, loro rispondono a chi comanda, non decidono quando andare a lavorare e dove. Al massimo la posizione discutibile è quella del caposquadra. Che a sua volta deve ricevere l’autorizzazione. Quindi: c’è l’addetto di Rfi, che dice ok potete lavorare. E poi c’è il caposquadra che con questo foglio in mano dice, ragazzi scendete sui binari".

Gli operai da chi hanno avuto il via libera?

"Possiamo fare delle ipotesi, loro purtroppo non ce lo possono più dire. Ma c’erano solo quelle persone lì".

Il caposquadra e l’addetto di Rfi.

"Il primo deve tutelare la sicurezza dei suoi colleghi e se non ha l’autorizzazione non li deve far scendere sui binari. L’addetto di Rfi è l’unico a poterli autorizzare. Per dire: se anche la squadra avesse voluto fare un’imprudenza, quell’imprudenza andava fermata".

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Una strage che si poteva evitare?

"Sì, questa tragedia si poteva evitare. E poteva andare anche peggio, poteva esserci il deragliamento del treno. Terrificante pensare al rischio connesso alla violazione di queste procedure. Che in fondo sono anche semplici da seguire".

Se è stato un errore umano, è mancata una ’rete’ di protezione?

"Questo si dovrà verificare. Partiamo dalla ricostruzione del fatto. Poi da lì cercheremo di capire se c’era una rete e non ha funzionato, se la rete è carente per qualche profilo e quale. Chiaro, chiunque può dire: è una cosa così grave... E allora se uno si addormenta, cosa succede?".