VIVIANA PONCHIA
Cronaca

Operai falciati dal treno I parenti sfilano con le foto delle vittime "Non abbiamo più parole"

A Vercelli la manifestazione con i sindacati: basta morti sul lavoro. Landini (Cgil): "Il governo metta la sicurezza al centro di tutto".

Operai falciati dal treno  I parenti sfilano  con le foto delle vittime  "Non abbiamo più parole"
Operai falciati dal treno I parenti sfilano con le foto delle vittime "Non abbiamo più parole"

di Viviana Ponchia

"Non abbiamo più parole". Si arrende lo striscione che apre il corteo in piazza della stazione e raggiunge la prefettura. La marcia silenziosa procede a passi lenti sotto l’ombra delle bandiere listate a lutto di Cgil, Cisl e Uil nel nome degli operai falciati alla stazione di Brandizzo, ma è qualcosa che va oltre: un "basta" collettivo per tutti quelli che sul lavoro muoiono. Troppi, sempre di più. In Piemonte, in Italia, tutti i giorni. Gente che esce di casa e non torna. Famiglie spezzate. Senza parole, perché parlano i numeri. Nei primi sette mesi del 2023 in Italia ci sono stati 599 decessi "bianchi", il 4,4% in più rispetto al 2022, quando persero la vita in 1090. Negli ultimi 20 anni i morti sono stati più di 20 mila, la metà degli abitanti di Vercelli. Turni di 10-12 ore con il cronometro in mano. Neanche 1900 euro al mese per rincorrere il tempo sui binari ma anche sulla graticola della Thyssen, o su una gru che oscilla e poi crolla come una funivia. E in tutti i casi la fine è nota.

Dal Mottarone all’ultima strage il filo rosso è lo stesso: incuria, negligenze, azioni scellerate, disobbedienza alle regole. La sicurezza sacrificata alla fretta e al profitto. E scendono in piazza in duemila per ricordarlo con le parole di Mattarella: "Morire sul lavoro è un oltraggio ai valori della convivenza". Hanno posato sull’asfalto fogli A4 con croci nere e sopra, di sbieco, caschetti bianchi. Non c’è logica, non può esserci simmetria. Hanno tutti la fascia nera al braccio.

Qualcuno è riuscito a fare stampare la foto più bella di un parente scomparso su una T-shirt e lo porta sul cuore. Chi non ha fatto in tempo tiene con delicatezza come se fosse un vassoio di paste la cornice che fino a poco prima stava su una mensola in salotto. Niente pianti esibiti, niente urla. Mamme, sorelle e zie vestono di nero il loro dolore e restano rattrappite sotto il sole di nuovo caldo. Il papà sopporta che gli dicano che assomiglia tanto al suo Kevin, immortalato in un abito granata, e solo una contrazione del labbro lascia capire lo strazio.

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini si avvicina impacciato ai parenti delle vittime: "Sono in un momento di dolore drammatico. Abbiamo espresso solidarietà. Va rispettato il loro dolore". Solidarietà, ma anche responsabilità: "La nostra è agire sulle ragioni che hanno prodotto questa tragedia. Il governo ha recentemente fatto una legge per garantire la possibilità del subappalto a cascata, quella legge va cancellata". Mettere al centro non le penali, dice, ma la sicurezza delle persone. Fare finalmente la procura nazionale sulla salute e sulla sicurezza. "Basta con la logica del massimo ribasso, della pressione sui tempi. Quello che sta emergendo dai racconti è che non siamo di fronte a un episodio ma a un sistema". Investimenti sugli ispettori, insiste Landini, perché il punto vero della sicurezza è la prevenzione. Solo così Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa e Giuseppe Lombardo non saranno morti invano.

Al corteo c’è una delegazione di 15 colleghi della Sigifer: "Quando andiamo a lavorare siamo sereni – confessano –. Non ci andiamo con la paura perché la regola è quella di iniziare gli interventi quando la linea è bloccata". Ma allora perché? "Non c’è un perché. È successo. Non ci sono parole, li conoscevamo bene. Sapendo come si lavora può esserci solo rabbia". Qualche parola davanti alla Prefettura ci scappa per forza. Di lavoro si deve vivere e non morire. Prevenzione, formazione continua, controlli, cultura e legalità sulla sicurezza devono diventare impegno comune.