Incidente stradale, foto generica (Fantini)
Incidente stradale, foto generica (Fantini)

Roma, 7 luglio 2017 - FATTA la legge, scoperto che ancora non basta. Secondo i dati della polizia e dei carabinieri, nel primo semestre del 2017 gli incidenti stradali con esito mortale sono aumentati del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2016 (da 695 a 727). E se il discorso si allarga partendo dal 25 marzo 2016, data di entrata in vigore delle nuove norme che puniscono l’omicidio stradale, fino al 4 giugno scorso la sola polstrada (che in questi giorni festeggia i 70 anni dalla fondazione) ha rilevato 843 incidenti mortali e 26.812 con lesioni agli automobilisti e ai pedoni coinvolti.
Il prefetto Franco Gabrielli ha invitato a «non aspettarsi soluzioni miracolistiche dalla legge». Che, ha spiegato, «non va giudicata solo dai numeri, ma dalla sua valenza culturale e di civiltà». Il capo della polizia si dice «preoccupato per la crescita delle vittime sulle strade (passate da 745 a 800 nei primi sei mesi del 2017: più 7,4%, ndr), temiamo che si stia riprendendo il trend del 2015, che fu un anno nero, e rischiamo di chiudere l’anno con 100 morti in più, ai quali vanno aggiunti quelli delle polizie locali». E conclude: «La distrazione ha un’incidenza negli schianti non più tollerabile, dovuta spesso a quella jattura degli smartphone, che da un lato sono strumenti eccezionali perché ci connettono al mondo, ma allo stesso tempo è importante essere connessi al mezzo che conduciamo».
 
QUESTI i comportamenti «letali» che riccorrono più di frequente: guida contromano, sorpasso della linea continua, eccesso di velocità e inversione di marcia. E in 456 casi, più di uno al giorno, il reato contestato è proprio quello introdotto nel Codice l’anno scorso, con un indice dell’85% (388 casi) per l’ipotesi-base punita con la condanna da 2 a 7 anni di reclusione. È sempre la polstrada a segnalare che che per omicidio stradale sono stati eseguiti 25 arresti in flagranza e 410 denunce a piede libero; per lesioni un arresto in flagranza e 76 denunce; per lesioni gravi 2 arresti e 690 denunce.
 
SONO ALCUNI dei numeri diffusi ieri, nel convegno dal titolo «Gli effetti della legge sull’omicidio stradale a quindici mesi dalla sua entrata in vigore: il contrasto alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e psicotrope». Quest’ultimo si delinea come il fronte del prossimo, massimo impegno per non rendere vani gli strumenti legislativi a disposizione. Il Dipartimento della Pubblica sicurezza, il comando generale dei carabinieri e quello della Guardia di finanza hanno appena sottoscritto un accordo di collaborazione interistituzionale con la presidenza del Consiglio (Politiche antidroga), per potenziare le dotazioni strumentali delle forze dell’ordine nel contrasto degli incidenti stradali causati dall’uso di stupefacenti. Da questo sforzo comune si attende un ulteriore impulso alla campagna operativa, già avviata dal 2015 in 35 province ed estesa progressivamente ad 80, attraverso i controlli per strada sulle condizioni psicofisiche dei conducenti. Ed ecco i risultati: sono stati controllati con alcoltest 38.936 conducenti, dei quali 2.088 risultati positivi anche alla verifica con etilometro, con un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l. Quelli successivamente sottoposti a esame comportamentale e al test di screening sulla saliva, per verificare la presenza di droghe, sono stati 2.753, dei quali 675 risultati positivi ad almeno una sostanza stupefacente. Il sindacato di polizia Silp-Cgil sostiene che «la crescita del numero di vittime conferma che la sola repressione non serve e il reato di omicidio stradale da solo non è sufficiente».