di Riccardo Jannello CHIAVARI (Genova) Un giallo racchiuso in 87 metri, ma che da più di 25 anni attende una soluzione; forse ci si sta arrivando con una prova – il sangue della vittima su un motorino - che viene da 188 chilometri di distanza. Via Marsala 11 è diventata la via Poma di questa effervescente città di mare per le molte affinità con la vicenda di sei anni prima a Roma, diventata film e tuttora irrisolta: il delitto Cesaroni. In questo caso, negli uffici del commercialista Marco Soracco – che nel frattempo ha spostato lo studio di 500 metri - la mattina del 6 maggio 1996 venne picchiata a morte la segretaria, Nada Cella, che avrebbe compiuto 25 anni due mesi dopo e che da cinque era alle dipendenze del giovane professionista, allora ventottenne, forse invischiata...

di Riccardo Jannello

CHIAVARI (Genova)

Un giallo racchiuso in 87 metri, ma che da più di 25 anni attende una soluzione; forse ci si sta arrivando con una prova – il sangue della vittima su un motorino - che viene da 188 chilometri di distanza. Via Marsala 11 è diventata la via Poma di questa effervescente città di mare per le molte affinità con la vicenda di sei anni prima a Roma, diventata film e tuttora irrisolta: il delitto Cesaroni.

In questo caso, negli uffici del commercialista Marco Soracco – che nel frattempo ha spostato lo studio di 500 metri - la mattina del 6 maggio 1996 venne picchiata a morte la segretaria, Nada Cella, che avrebbe compiuto 25 anni due mesi dopo e che da cinque era alle dipendenze del giovane professionista, allora ventottenne, forse invischiata con lui in una storia sentimentale. Fu l’uomo a trovarla agonizzante verso le 9, all’arrivo in ufficio; i soccorsi la portarono prima all’ospedale di Lavagna e poi al San Martino di Genova dove spirò poco dopo le 14 per le profonde lesioni alla testa. Ieri la probabile svolta di questo cold case all’italiana: sul motorino di Annalucia Cecere, 53 anni, ex insegnante elementare e da pochi mesi indagata per il delitto dopo essere stata spesso nel mirino degli investigatori, la polizia scientifica ha rilevato grazie alle luci forensi ultraviolette (il luminol rischiava di degradarle) tracce di sangue.

Domani, martedì, l’accertamento verrà effettuato in contraddittorio fra le parti e in caso di conferma che si tratti davvero di tracce ematiche saranno prelevati i campioni e affidati al genetista Emiliano Giardina – lo stesso del caso di Yara Gambirasio a Brembate di Sopra – per capire se si tratta del sangue di Nada. La zona dove le tracce sono state rilevate è il sottosella; un mendicante aveva dichiarato di avere visto quella mattina una donna – poi identificata come la Cecere – andarsene di fretta da via Marsala con un motorino, e due successive telefonate di donne rispettivamente al padre della vittima, il 15 maggio, e alla segreteria telefonica dello studio Soracco, il 14 agosto, avevano descritto la Cecere "sporca ed evidentemente confusa" che fuggiva su un motorino da via Marsala pochi minuti dopo l’ora dell’assassinio. "Sembrava stesse nascondendo qualcosa", dirà la testimone nella telefonata.

Il fatto curioso è che la coetanea di Soracco – e di lui innamorata – ha tenuto il motorino per 25 anni senza disfarsene e neppure mai pulirlo, portandolo con sé quando si è trasferita da Chiavari a Boves, in provincia di Cuneo, dove la polizia lo ha trovato nel garage di casa della donna. Che in Liguria viveva in Corso Dante 57, appunto 87 metri, un minuto a piedi, dallo studio di Soracco. E proprio sul muro dello stabile, la donna delle pulizie disse di avere rinvenuto quella mattina la traccia di un dito insanguinato. Di quel coetaneo, commercialista di successo, Annalucia – di famiglia povera – voleva essere segretaria e amante e vedeva in Nada – questa la tesi degli inquirenti – la nemica da sconfiggere costasse quel che costasse. Un delitto due volte passionale, quindi.

Secondo l‘ultima ricostruzione, Annalucia avrebbe seguito Nada all’arrivo in ufficio, entrando appena la ragazza aveva aperto la porta e aggredendola alle spalle con un corpo contundente prelevato nella stanza, riuscendo poi a scappare prima che arrivasse Soracco e rinvenisse il corpo martoriato della segretaria. Proprio il titolare dello studio e la madre – Marisa Bacchioni, oggi ottantanovenne – erano stati i primi indagati del delitto, Marco come autore dell’aggressione, la donna per avere alterato la scena pulendo le tracce del sangue di Nada su pavimento e pareti. I due rimangono iscritti nel registro degli indagati ma con un capo d’accusa ben minore: false informazioni al pm perché fin dall’inizio i loro racconti sono stati contraddittori.

E forse anche per questo sono passati 25 anni dalla possibile verità affidata ora a un motorino mai demolito.