I numeri dell'omeopatia
I numeri dell'omeopatia

Roma, 9 agosto 2019 - La Francia declassa l’omeopatia e abbatte, a partire dal 2021, i rimborsi sui rimedi omeopatici. Anche l’Inghilterra si è incamminata su questa strada, il dibattito è aperto in Germania mentre in Spagna la ministra della Salute María Luisa Carcedo vorrebbe che i prodotti omeopatici non fossero più chiamati "medicinali", cambiando la legge europea che dal 2001 li classifica in questo modo. Sullo sfondo di quella che appare come un’alzata di scudi dell’Ue contro l’omeopatia ci sono le difficoltà sempre maggiori dei sistemi sanitari pubblici a far quadrare i conti ma anche la mai sopita "lotta" tra la medicina tradizionale e l’omeopatia.
 
E in Italia? Siamo il terzo mercato in Europa, dopo Francia e Germania, per vendita e produzione di medicinali omeopatici ma nonostante il 17% della popolazione, quasi 9 milioni di persone, utilizzi, almeno una volta l’anno, i farmaci omeopatici (dati Emg-Acqua per Omeoimprese, l’associazione delle aziende farmaceutiche omeopatiche) non esistono e non sono mai esistiti, come spiegano fonti del Ministero della Salute, rimborsi per chi vi fa ricorso. Tutti i farmaci sono catalogati in classi (A, H, C) e solo quelli di "dimostrata efficacia, essenziali e per terapie croniche" sono a carico del servizio sanitario pubblico. Tutti gli altri, compresi quelli omeopatici, anche se rispondono ai requisiti igienici di qualità e sicurezza, sono inseriti nella fascia C a totale carico del cittadino. Detto questo, come tutti i farmaci della classe C e le altre spese sanitarie, anche il costo dei medicinali e delle visite omeopatiche può essere deducibile (nella percentuale del 19%), se accompagnato dalla ricetta, dallo scontrino e dalla fattura del medico.
 
Secondo una stima del 2017 della Fondazione Gimbe ammonta a 50 milioni di euro all’anno la spesa sostenuta dallo Stato per le detrazioni Irpef di prodotti, anche omeopatici, "privi di evidenze terapeutiche". Impossibile, però, anche incrociando i numeri del Mef con quelli dell’Agenzia delle entrate, avere un dato ufficiale per stabilire quanto costa allo Stato questa detrazione. Secondo gli ultimi dati sono 18 milioni e 600mila – su un totale di circa 41 milioni di contribuenti – le persone che hanno presentato nella propria dichiarazione dei redditi domanda di detrazione per le spese mediche per un costo totale per lo Stato pari a 18 miliardi. Poco meno di una media di mille euro a testa, ma, appunto, dentro ci sono tutte le spese sanitarie non ‘spacchettate’. Secondo quanto è stato possibile apprendere non c’è al momento alcuna intenzione da parte del governo italiano di escludere gli omeopatici dalla detrazione prevista con lo scontrino ‘parlante’.
 
Dei 9 milioni di italiani che utilizzano l’omeopatia almeno una volta all’anno il 62% lo fa per curare riniti e raffreddori; il 34% per problemi dell’apparato respiratorio e contro le allergie, mentre il 31% per combattere problemi digestivi. Un 27% ne fa uso per dolori articolari e muscolari; un 26% per problemi gastrointestinali; 32 milioni di italiani giudicano la medicina omeopatica non dannosa; il 28% di questi la ritiene "utile" ma il trend è in crescita.

In Francia dopo nove mesi di indagini l’Alta autorità sanitaria ha decretato insufficiente l’efficacia dell’omeopatia. Dal 2021 il rimborso finora previsto al 30% potrebbe sparire del tutto o ridursi al 15%: il presidente francese Emmanuel Macron sta riflettendo sul da farsi vista la delicatezza della questione. Basti pensare che la Boiron, una delle più grandi aziende di rimedi omeopatici, solo in Francia dà lavoro a 1.300 persone. La decisione del governo francese è stata bollata come "incomprensibile" da Silvia Nencioni, presidente e ad della filiale italiana di Boiron.