Paolo Chirichigno I nati negli anni Sessanta come me ricordano i filmati in bianco e nero alla tv. La prima volta dell’Italia campione d’Europa fu a Roma nel 1968, allo stadio Olimpico, con fiaccolata finale in un’estate dolce come quella appena passata, stavolta a Wembley. Olimpico da sempre vuol...

Paolo

Chirichigno

I nati negli anni Sessanta come me ricordano i filmati in bianco e nero alla tv. La prima volta dell’Italia campione d’Europa fu a Roma nel 1968, allo stadio Olimpico, con fiaccolata finale in un’estate dolce come quella appena passata, stavolta a Wembley. Olimpico da sempre vuol dire Nazionale, in quello stadio gli azzurri hanno giocato la maggior parte delle partite importanti, spesso quelle decisive. Ecco perché la proposta di intitolare lo stadio a Paolo Rossi ci è parsa ovvia. Liberiamoci dalle beghe legate al tifo, chiudiamo gli occhi e facciamo parlare il cuore. Pablito ci riporta alle notti

del 1982, quando pronunciare

il suo nome in tutto il mondo voleva dire avere un lasciapassare per un sorriso e un grazie. Rossi ha unito il nostro Paese come nessuno mai, è bene ribadirlo a coloro che paiono scettici, o addirittura contrari. Giusto ricordarlo anche a chi non c’era, perché la memoria storica sportiva passa dalle imprese di pochi grandi campioni, che diventano leggende immortali. Già che il destino ci ha privati del sorriso di Pablito troppo presto, perché non intitolargli lo stadio Olimpico? Farebbe felici i veri tifosi della Nazionale, quelli che quando parte l’inno di Mameli si tolgono di dosso la maglia bianconera, giallorossa o nerazzurra che sia e tifano solo per il nostro Paese. Italia nel calcio è sinonimo di Paolo Rossi da almeno 44 anni (era il ’78 quando Paolo esplose ai mondiali di Argentina). Non rinunciamo a questa splendida opportunità per minuscoli motivi di campanile.