Nel primo pomeriggio si intuisce che la "prognosi" è nefasta. Il tam tam dei social diventa rimbombante, con post di chi afferma di sapere che Olesya Rostova è un’impostora, una che ha cavalcato l’onda per accaparrarsi ricchi cachet televisivi. Alla fine di un’interminabile attesa, arriva la sentenza: non è lei Denise Pipitone, non è lei la bimba di Mazara del Vallo cercata da 17 anni, sparita nel nulla, ingoiata da un mistero che resta indecifrabile e inquietante. "È stato rivelato che il gruppo sanguigno di Olesya è diverso da quello di Denise. Oggi abbiamo, in ogni caso, ritenuto corretto trasmettere una nota alla Procura di Marsala che valuterà se procedere a ulteriori accertamenti", si sfoga l’avvocato Giacomo Frazzitta mentre a Mosca...

Nel primo pomeriggio si intuisce che la "prognosi" è nefasta. Il tam tam dei social diventa rimbombante, con post di chi afferma di sapere che Olesya Rostova è un’impostora, una che ha cavalcato l’onda per accaparrarsi ricchi cachet televisivi. Alla fine di un’interminabile attesa, arriva la sentenza: non è lei Denise Pipitone, non è lei la bimba di Mazara del Vallo cercata da 17 anni, sparita nel nulla, ingoiata da un mistero che resta indecifrabile e inquietante. "È stato rivelato che il gruppo sanguigno di Olesya è diverso da quello di Denise. Oggi abbiamo, in ogni caso, ritenuto corretto trasmettere una nota alla Procura di Marsala che valuterà se procedere a ulteriori accertamenti", si sfoga l’avvocato Giacomo Frazzitta mentre a Mosca si conclude la "farsa" con il confronto dei gruppi sanguigni di Olesya, la giovane rapita da piccola e in cerca dei genitori, e di Denise. "Si è preferito accelerare i tempi di verifica – prosegue Frazzitta – seguendo i contatti in via privata con l’avvocato di Olesya, poiché una eventuale rogatoria con la Russia avrebbe comportato tempi più lunghi e, invece, si reputava necessario conoscere almeno il dato preliminare del gruppo sanguigno, prima possibile, per poi meglio approfondire la vicenda".

Il reality messo in piedi dalla trasmissione "Lasciali parlare", sul primo canale russo va in onda poco prima delle 18 senza alcuna incertezza, con una crudezza in cui è difficile distinguere l’esigenza dello show dalla speculazione pubblicitaria. Martedì è stato il turno di una donna russa presentarsi, piangendo, in studio con il suo codice genetico chiuso in una busta e tenuto tra le mani. A lei, quasi con brutalità, era stato rivelato che non era la mamma di Olesya e che poteva tornarsene a casa, sul Mar Bianco.

Ieri tocca a mamma Piera Maggio finire sulla graticola, sebbene a distanza di 4 mila chilometri, mentre è ancora convalescente per un intervento. Un po’ alla volta, distillando accortamente le notizie, cade il velo sul segreto della ventenne che un giorno si è presentata nella redazione di "Lasciali parlare" dicendo di essere stata rapita all’età di 4 anni e di volere, dopo anni trascorsi negli accampamenti nomadi e in orfanotrofio, cercare la sua vera famiglia biologica. Ma la legittima ansia della ragazza si scontra con gli interessi del broadcast che sulla storia deve alimentare audience e pubblicità. Come se fosse un vecchio film, un "Asso nella manica": il primo canale russo lo gioca tenendo le carte coperte fino all’ultimo, salvo poi fare il botto e far schizzare gli ascolti. Costringendo la ventenne a rivelare piccoli particolari (la voglia di caffè), chissà se veri. Non è lei, non è Denise, non è stata ritrovata dopo un inseguimento iniziato il primo settembre 2004, era un giorno di mercato con tanta gente in strada. Per l’Italia il destino di Olesya potrebbe finire qui, la sua sorte per la gente di Mazara ha, ormai, un interesse marginale.

Il vero nome della ragazza sarebbe Angela Nikulina Zhuchkova e non sarebbe, quindi, la figlia di Piera e di Piero Pulizzi. Sembra, inoltre, che negli studi dello show russo Olesya-Angela abbia incontrato anche la sua vera sorella biologica: Anastasia. Le due si sarebbero "aggiunte" su Instagram e scambiate diversi foto e like (il profilo di Anastasia guadagna in poche ore tremila followers). Selvaggia Lucarelli twitta: "Una telenovela triste". E allora si torna a sbattere la testa sulle piste trascurate, sugli errori delle indagini, sulle ipotesi strampalate che hanno riempito la cronaca giudiziaria, sulle persone che sapevano e non hanno mai parlato, sui depistaggi, sull’auto del rapimento mai ritrovata. E se si si aprissero i vecchi scatoloni e si riesaminassero le prove? Stavolta si potrebbe fare davvero sul serio.