Antonio Troise Una volta un funzionario pubblico, uno dei tanti nell’esercito dei "travet" di Stato che affollano gli uffici dei ministeri o degli enti, mi confessò che tutte le volte che firmava un atto, gli tremavano le mani. Perché, ogni volta, non importa se per una gara di mille o un...

Antonio

Troise

Una volta un funzionario pubblico, uno dei tanti nell’esercito dei "travet" di Stato che affollano gli uffici dei ministeri o degli enti, mi confessò che tutte le volte che firmava un atto, gli tremavano le mani. Perché, ogni volta, non importa se per una gara di mille o un milione di euro, sapeva di aver di fronte un mostro gigantesco, quello della burocrazia pubblica. Un moloch davvero difficile da contrastare. Basta un dato per capire che è una battaglia persa in partenza.

Nel 2018, secondo uno studio degli artigiani di Mestre, sulla Gazzette ufficiali sono state pubblicate oltre 30mila pagine di norme e aggiornamenti. A metterle in fila, una dopo l’altra, potremmo avere un’autostrada di carte di oltre 450 chilometri. Con trappole pronte a scattare ad ogni passo. Per non considerare un altro dato: se solo si volesse dare una prima lettura a tutte le leggi, occorrerebbero 319 giorni lavoratori, un anno intero senza mai fare alcuna pausa. Insomma, in barba ai testi unici e ai falò antiburocrazia annunciati da tutti i governi negli ultimi venti anni, la paura di sbagliare con una firma è ancora più forte della volontà di sbloccare una grande opera pubblica o di avviare una gara sapendo, fin dall’inizio, di avere tutte le carte in regola per evitare brutte sorprese. Insomma, se davvero si vuole dare una svolta e accelerare procedure e appalti, la parola d’ordine è una: semplificare. E garantire a tutti la certezza del diritto. Altre scorciatoie non sono possibili.