Non è ancora formalmente leader e, per Giuseppe Conte (foto), c’è subito una prima, delicatissima grana, quella della riforma Cartabia. Il testo approdato alla Camera – in ritardo per un errore nell’invio degli emendamenti del governo – al Movimento non piace e non piacerà. E ad aumentare i malumori c’è la ferma intenzione dell’esecutivo di approvare il ddl al più presto. Di tutto questo, lunedì, Conte parlerà con il premier Mario Draghi. Prima, probabilmente già oggi, l’ex premier incasserà il lancio della votazione sul nuovo statuto. Ma per "l’incoronazione" dovrà attendere agosto.

Già nei prossimi giorni, tuttavia, l’ex premier sarà chiamato a riunire i gruppi, anche perché l’incontro di lunedì è di fatto quello tra un capo di governo e un capo di partito.

Il nodo giustizia rischia davvero di spaccare i 5 Stelle. E il timore è che con un rallentamento dei tempi in commissione, il governo possa non solo contingentare il dibattito in Aula ma perfino mettere la fiducia.

"E lì come voteremmo?", è la domanda che circola tra gli eletti. Non solo. Se il M5s votasse contro le conseguenze sarebbero imprevedibili. Con una postilla: prima del 2 agosto in teoria la legislatura può finire. "La partita finisce quando l’arbitro fischia...", ironizza un parlamentare citando Boskov. E serpeggia anche più di un malumore rispetto al Pd: "non hanno fatto neanche finta di fare da sponda", sottolinea una fonte autorevole.