Oggi nel Parlamento europeo potrebbe andare in scena la prima del governo Draghi. L’opera è la votazione sul regolamento della ‘Recovery and Resilience Facility’, la parte del Recovery Fund che da sola contiene 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti. I protagonisti sono i parlamentari della Lega. A metà gennaio, in Commissione, gli eurodeputati leghisti si sono astenuti sul provvedimento, come Fratelli d’Italia, che ha confermato l’astensione...

Oggi nel Parlamento europeo potrebbe andare in scena la prima del governo Draghi. L’opera è la votazione sul regolamento della ‘Recovery and Resilience Facility’, la parte del Recovery Fund che da sola contiene 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti. I protagonisti sono i parlamentari della Lega. A metà gennaio, in Commissione, gli eurodeputati leghisti si sono astenuti sul provvedimento, come Fratelli d’Italia, che ha confermato l’astensione anche in plenaria. La delegazione del Carroccio oggi deciderà come votare dopo che Salvini avrà incontrato Draghi nel secondo giro di consultazioni. E pur di rientrare nella stanza dei bottoni a Roma, a Bruxelles la Lega potrebbe addirittura votare sì e voltare le spalle ai suoi alleati di gruppo, dall’arci-nemica di Draghi, la francese Marine Le Pen, ai nazionalisti tedeschi di AfD. I 29 voti degli eletti della Lega all’Europarlamento non sono determinanti, ma un’astensione verrebbe notata in Italia e soprattutto a Bruxelles.

La prova generale del possibile cambio di Matteo Salvini è andata in scena ieri, nell’inedito scontro dei leghisti con Joerg Meuthen, portavoce federale di Altrernative für Deutschland, che ha attaccato Draghi ma si è visto silenziato proprio dalle fila del suo principale alleato. L’ex governatore, ha sostenuto Meuthen, è "responsabile della spesa senza controlli della Bce". E ora "la Germania pagherà il conto". Secca la replica di Marco Zanni, l’ex 5 Stelle passato alla Lega, oggi presidente di tutto il gruppo sovranista Identità e democrazia: "Questo non è il momento delle polemiche, ma di lavorare per il bene dell’Italia e degli italiani. Se qualcuno all’estero critica il professor Draghi per aver difeso l’economia, il lavoro e la pace sociale europea – quindi anche italiana – e non solo gli interessi tedeschi, questa per noi non sarebbe un’accusa, ma un titolo di merito".

Non si può dimenticare che a Francoforte Mario Draghi mise in atto le storiche misure per il salvataggio dell’euro avendo contro i grandi poteri delle banche tedesche, che lo accusavano di difendere gli interessi degli spreconi italiani. Super Mario non fece mai una piega, forte anche dello scudo di Angela Merkel. Draghi ha salvato l’Europa salvando l’Italia, e viceversa. Salvini lo sa e sa anche che oggi la percezione degli italiani nei confronti dell’Europa ha invertito la tendenza al ribasso, grazie alle centinaia di miliardi messi a nostra disposizione.

Elena Comelli