di Giovanni Rossi Obbligo vaccinale? No, grazie. Onde insidiose con robusta risacca. Il giorno dopo il tris di Mario Draghi su obbligo vaccinale, terza dose, estensione Green pass – con effetto macigno giù dalla scogliera – la maggioranza di governo sceglie come posizionarsi nel mare in tempesta provocato dal premier. Ne esce una tempesta quasi eguale e contraria. L’unica certezza è che nessuno vuole scendere a terra. Men che meno Matteo Salvini. Dopo mezza giornata di mimetica attesa, nella quale si limita ad attaccare la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (a suo dire in ritardo con le dimissioni) e a prendere atto delle critiche (in realtà molto soft) dell’ala moderata del Carroccio, il leader leghista torna mattatore – giusto all’ora di cena – con una mitragliata di parole che, sul tema più divisivo, a sorpresa si saldano con l’attendismo molto...

di Giovanni Rossi

Obbligo vaccinale? No, grazie. Onde insidiose con robusta risacca. Il giorno dopo il tris di Mario Draghi su obbligo vaccinale, terza dose, estensione Green pass – con effetto macigno giù dalla scogliera – la maggioranza di governo sceglie come posizionarsi nel mare in tempesta provocato dal premier. Ne esce una tempesta quasi eguale e contraria. L’unica certezza è che nessuno vuole scendere a terra. Men che meno Matteo Salvini. Dopo mezza giornata di mimetica attesa, nella quale si limita ad attaccare la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (a suo dire in ritardo con le dimissioni) e a prendere atto delle critiche (in realtà molto soft) dell’ala moderata del Carroccio, il leader leghista torna mattatore – giusto all’ora di cena – con una mitragliata di parole che, sul tema più divisivo, a sorpresa si saldano con l’attendismo molto tattico degli ex alleati grillini nel governo Conte 1.

Nessuna apertura sull’obbligo vaccinale. "Visto che ormai il 70% della popolazione adulta italiana è vaccinata, e lo ha fatto liberamente – proclama il Capitano – la Lega era, è e sempre rimarrà per la volontarietà vaccinale. Siamo contro ogni tipo di obbligo". Ancora: "L’obbligo vaccinale tout court esiste solo in tre Paesi: Tagikistan, Turkmenistan e Indonesia, e con tutto il rispetto per tutti i popoli del mondo non penso che siano modelli democratici da seguire". E se mai l’obbligo diventasse legge? Contromisure inevitabili: "Se tu Stato, non dico mi imponi ma fai di tutto per portarmi a vaccinare, io dico: ‘Bene, ma se ci sono dei danni conseguenti, mi risarcisci tu che mi stai portando a fare questa scelta’ – spiega Salvini –. La conseguenza non può essere sulla pelle dei cittadini". Mette in mezzo il figlio: "Sta andando a vaccinarsi a Milano non perché convinto, ma perché la settimana prossima ha gli allenamenti di calcio e dovrebbe fare tre tamponi a settimana, per un costo di 30 euro. Io non voglio un’Italia per ricchi e una per poveri, dove i primi possono scegliere". Rialza il tiro anche sul Green pass: "Mi rifiuto di pensare il Green pass esteso a tutti – pensiamo in metropolitana alle 8 di mattino a Roma. Il Green pass dev’essere uno strumento che permette di lavorare, non di discriminare".

Altro che ritirata tattica. Salvini sfida Draghi, il governo, Forza Italia, gli altri partiti di maggioranza. Soprattutto i 5 Stelle, che pure sull’obbligo vaccinale sembrano attestarsi sulla linea del no, anche se con toni meno aspri. "Aspettiamo", prende le distanze l’ex premier Giuseppe Conte. Una linea di attesa? No, un rifiuto secco, come ammette in tv il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: "Se oggi dovessi votare per l’obbligo vaccinale direi che in questo momento non serve". Di più: "La campagna vaccinale sta andando bene, ma anche se andasse male non avremmo la possibilità di mettere l’obbligo. Non possiamo, non è all’ordine del giorno". Una sconfessione di Draghi dalle due principali forze parlamentari, anche al netto di sicure e diffuse dissonanze interne.

Salvini mostra i muscoli. A tutti. "Rimarremo in questo governo di emergenza per responsabilità e amore per l’Italia. Pd e 5 stelle si mettano l’animo in pace, non li lasceremo certo soli a governare per imporre nuove tasse, ius soli, taglio delle pensioni o ddl Zan. E se in Parlamento si troverà una maggioranza per modificare o cancellare il reddito di cittadinanza, tutti ne dovranno prendere atto. Letta e Conte, se non si trovano bene, si facciano da parte".

Il ministro della Salute Roberto Speranza – fiutata l’aria? – da un lato ribadisce "il messaggio molto netto e rigoroso" lanciato dal governo, dall’altro apre a una riflessione: "Dobbiamo valutare sulla base dei numeri se potrà servire estendere l’obbligo". Di sicuro "non ci accontentiamo delle nostre percentuali e lavoreremo in tutti i modi per alzarle ancora". Un altro chiaro invito perché tutti i leader della maggioranza – incluso Salvini, che invece continua a flirtare con le aree No-vax – tolgano ogni alibi agli indecisi. Perché "non c’è alcuno sfregio alla democrazia, solo il necessario pragmatismo per traghettare l’Italia fuori dalla crisi", considera la forzista Anna Maria Bernini. Prima o poi "la Lega dovrà decidere se essere di lotta o di governo", protesta il Pd. E a Palazzo Chigi Draghi studia la prossima mossa. Il quadro va ricomposto.