Il sindacalista ed ex numero numero uno dei metalmeccanici Cisl, Marco Bentivogli, 51 anni
Il sindacalista ed ex numero numero uno dei metalmeccanici Cisl, Marco Bentivogli, 51 anni
"Vuole proprio che glielo dica? Sono profondamente deluso da Maurizio Landini: mi auguro che interrompa l’accerchiamento con un appello forte ai lavoratori a vaccinarsi e a rispettare la legge". È una voce autorevole quella che si leva contro il segretario della Cgil: è quella di Marco Bentivogli, ex numero uno dei metalmeccanici Cisl. "Purtroppo, finora non l’ha fatto. Ha preferito accarezzare una minoranza di No Vax nascosti dietro il No Green pass, ma così rischia di abdicare al ruolo educativo e di rappresentanza di tutti del sindacato. A guidare le scelte deve essere la sicurezza dei lavoratori: è giusto...

"Vuole proprio che glielo dica? Sono profondamente deluso da Maurizio Landini: mi auguro che interrompa l’accerchiamento con un appello forte ai lavoratori a vaccinarsi e a rispettare la legge". È una voce autorevole quella che si leva contro il segretario della Cgil: è quella di Marco Bentivogli, ex numero uno dei metalmeccanici Cisl. "Purtroppo, finora non l’ha fatto. Ha preferito accarezzare una minoranza di No Vax nascosti dietro il No Green pass, ma così rischia di abdicare al ruolo educativo e di rappresentanza di tutti del sindacato. A guidare le scelte deve essere la sicurezza dei lavoratori: è giusto che il green pass nelle mense sia obbligatorio", sospira il coordinatore di Base Italia.

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I sindacati, Landini in testa, sostengono che le mense non sono equiparabili a un ristorante.

"Nella mensa c’è la stessa prossimità tra le persone che c’è in un ristorante al chiuso".

L’obiezione è nota: si tratta di persone che lavorano gomito a gomito per ore.

"Sì, ma quando si lavora tutti indossano la mascherina che poi tolgono quando mangiano. In un quadro ancora condizionato dal Covid, dovremmo farci carico anche di quella quota di lavoratori fragili che devono essere tutelati dal contagio. Come dice un mio amico, il vaccino è come lo sciopero. Funziona se vi si aderisce in massa".

Ma così non si lede la libertà dei lavoratori?

"No. Si tira fuori un falso problema. Prima di tutto, perché il 70% delle imprese non ha la mensa. E poi perché la libertà va conciliata, ripeto, con un’esigenza di sicurezza dei più deboli. Più dell’80% dei lavoratori si è vaccinato: i No Vax sono una minoranza, purtroppo molto rumorosa e aggressiva sui social, per questo sembrano tanti, e così si confondono i capricci di pochi con istanze serie".

C’è una quota di No Vax in Cgil, Cisl e Uil?

"Ci sono nel Paese, è normale che ci siano anche nel sindacato. Spiace però che Landini segua la deriva populista: il populismo è una scorciatoia che fa perdere rappresentanza".

Ritiene pure lei che il Green pass nelle mense sia solo il minimo sindacale?

"Personalmente non sono solo per il Green pass ma anche per la vaccinazione obbligatoria. Sia nel 1965 per la polio, sia nel 1973 con il colera i vaccini erano obbligatori: all’epoca si protestava per averli il prima possibile".

Nell’attesa, è giusto rendere obbligatoria la certificazione verde per i lavoratori?

"Sì. Sarebbe stato un bel segnale se le parti sociali in primavera avessero previsto un aggiornamento dei protocolli aziendali con vaccino e Green pass obbligatorio. Bisogna tutelare i lavoratori: la polemica su chi deve sostenere i costi della quarantena, il dipendente o il datore di lavoro, dimostra quanto sia necessario prendere di petto la situazione senza sottostare ai diktat di una minoranza".

Cosa pensa dell’ipotesi di scaricare i costi della quarantena obbligatoria sul lavoratore?

"Sono contrarissimo".

E dei tamponi gratuiti per chi non si vaccina?

"Ma scherziamo? Chi non fa il vaccino deve pagarsi il tampone".