Alla COP26 di Glasgow inizia la settimana finale e Barack Obama irrompe al vertice climatico e spinge per più ambizione. L’ex presidente non ha però scalfito il muro dei giovani attivisti ormai immuni al "bla bla bla".

"Il tempo sta scadendo – ha detto l’ex presidente americano –. Non siamo neanche vicin i a dove dovremmo essere: un grande numero di Paesi hanno mancato di rispettare i piani adottati sei anni fa". "Per la lotta ai cambiamenti climatici – ha aggiunto Barack Obama – abbiamo bisogno di Russia, Cina e India. Per questo è stato particolarmente scoraggiante vedere i leader di due dei maggiori inquinatori, Cina e Russia, rifiutarsi di partecipare persino ai lavori". "Ora ci sono molte Grete. L’energia più importante in questo movimento viene dai giovani", ha aggiunto Obama. Ma l’accoglienza è stata gelida.

A lui ha risposto su Twitter Vanessa Nakate, la giovane attivista ugandese: "Avevo tredici anni quando ha promesso un finanziamento di 100 miliardi di dollari per il clima. Gli Stati Uniti hanno infranto quella promessa che costerà delle vite in Africa". "Il Paese più ricco della Terra non contribuisce abbastanza ai fondi salvavita", ha aggiunto l’attivista attaccando: "Tu vuoi incontrare i giovani della CopP26. Noi vogliamo i fatti". Ed ecco la controreplica: "È colpa di Donald Trump. Molte cose sono state bloccate quando il mio successore ha deciso in modo unilaterale di ritirarsi dagli accordi di Parigi".