Cambiano, come annunciato, i parametri per far mutare di colore una Regione a seconda dei contagi. Il cdm ha dato il via libera a criteri più "elastici", basati per lo più sul peso dei ricoveri e sui posti letto occupati nelle terapie intensive, ma questo non è stato ugualmente "digerito" dalle Regioni, in particolare le più piccole, dalla Valle d’Aosta all’Umbria, che considerano i nuovi schemi "inapplicabili" al loro territorio e temono di ’chiudere’ per un paio di pazienti in più ricoverati. Stando a indiscrezioni, nel confronto con il governo, dall’esecutivo sarebbero arrivate...

Cambiano, come annunciato, i parametri per far mutare di colore una Regione a seconda dei contagi. Il cdm ha dato il via libera a criteri più "elastici", basati per lo più sul peso dei ricoveri e sui posti letto occupati nelle terapie intensive, ma questo non è stato ugualmente "digerito" dalle Regioni, in particolare le più piccole, dalla Valle d’Aosta all’Umbria, che considerano i nuovi schemi "inapplicabili" al loro territorio e temono di ’chiudere’ per un paio di pazienti in più ricoverati. Stando a indiscrezioni, nel confronto con il governo, dall’esecutivo sarebbero arrivate rassicurazioni, con la garanzia di flessibilità in questi casi.

Proprio ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato la "ratio" delle nuove scelte che cambiano certo lo schema (prima dominava l’Rt, ndr), ma il motivo sottostante della scelta è chiaro: non soffocare l’economia. "Il parametro prevalente, d’ora in poi, sarà il tasso di ospedalizzazione – ha spiegato Speranza – le ragioni di questo cambio è che il nostro Paese ha somministrato oltre 63 milioni di dosi e l’idea è che ci sia una ricaduta minore sulle ospedalizzazioni".

Dunque, un modo per consentire l’apertura delle attività economiche in parziale sicurezza e continuando a monitorare l’evoluzione della pandemia. Ecco, quindi, i nuovi "schemi di gioco" dei territori rispetto alla variante Delta, in vigore dal primo agosto.

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Zona gialla

Il limite tra la zona bianca e la zona gialla sarà stabilito dalla percentuale di occupazione dei posti letto disponibili che si aggiunge al criterio dell’incidenza che resta fissato in 50 casi ogni 100 mila abitanti. Viene fissato il limite al 10% per le terapie intensive e al 15% per i reparti ordinari. Le Regioni avevano chiesto il 20% di terapie intensive, il Cts aveva dato orientamento per una soglia del 5%.

Zona arancione

Per passare in zona arancione le soglie sono state fissate al 20% di occupazione dei posti disponibili per le terapie intensive e al 30% per le aree mediche (semplice ricovero, ndr).

Zona rossa

Si entrerà in zona rossa quando le terapie intensive saranno piene più del 30% e i reparti ordinari più del 40%. Dal governo è arrivata anche l’indicazione di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, proprio perché l’evoluzione dell’epidemia non è nota, ma intanto ci sono già delle Regioni che, in base ai nuovi parametri, rischiano la "retrocessione" in zona gialla. E sarebbero la Calabria, la Sardegna, la Sicilia, il Veneto e il Lazio. Il passaggio alla zona gialla comporterebbe anche il ritorno all’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Per questo, alcuni presidenti di Regione non ci stanno, come Erik Lavevaz della Valle d’Aosta: "I criteri del governo sono inapplicabili per i piccoli numeri della Valle d’Aosta, che rischia di ‘chiudere’ per soli 2 o 3 pazienti positivi ricoverati nel nostro unico ospedale regionale".

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