di Giovanni Rossi Indietro tutta. Natale, Santo Stefano e Capodanno s’avvicinano e, senza paura di contraddirsi, il governo torna a valutare misure estreme: fino alla chiusura di tutti i negozi, i bar e i ristoranti nei giorni festivi e prefestivi. Ipotesi e opzioni che trapelano al termine di un weekend di "insopportabili assembramenti", come li definisce il commissario Domenico Arcuri. Il primo fine settimana di shopping e luminarie, con immagini di gente accalcata come se il Covid non esistesse, basta e avanza per frenare le tentazioni di deroga al dpcm di dicembre (se ci sarà un contentino, sarà solo negli spostamenti entro 30 km tra comuni fino...

di Giovanni Rossi

Indietro tutta. Natale, Santo Stefano e Capodanno s’avvicinano e, senza paura di contraddirsi, il governo torna a valutare misure estreme: fino alla chiusura di tutti i negozi, i bar e i ristoranti nei giorni festivi e prefestivi. Ipotesi e opzioni che trapelano al termine di un weekend di "insopportabili assembramenti", come li definisce il commissario Domenico Arcuri. Il primo fine settimana di shopping e luminarie, con immagini di gente accalcata come se il Covid non esistesse, basta e avanza per frenare le tentazioni di deroga al dpcm di dicembre (se ci sarà un contentino, sarà solo negli spostamenti entro 30 km tra comuni fino a 5.000 abitanti nelle feste comandate), dare fiato all’ala dura del governo e ipotizzare – al contrario – un’ulteriore stretta alla mobilità dei cittadini. Il quadro è aperto.

Sono le 19 quando a Palazzo Chigi scatta il summit tra il premier Giuseppe Conte, i capi delegazione dei partiti di maggioranza, il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia, quello per i rappporti con il Parlamento Federico D’Incà, il sottosegretario Riccardo Fraccaro. "Supereremo la tempesta", è l’auspicio di Conte offerto ai media mentre la riunione è in corso. È l’effetto-Merkel. Le immagini della cancelliera in lacrime e la scelta tedesca di un lockdown duro aumentano la pressione sui governi di tutta Europa. Guai a chi commette passi falsi. Lo rimarcano anche i parlamentari del Pd. Oggi riunione tra il Cts, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e i capidelegazione di maggioranza. Nessun partito vuole passare alla storia come sponsor della terza ondata.

Con i centri commerciali chiusi per decreto e il sole tornato al lavoro dopo il lungo primato della pioggia, gli italiani riconquistano i luoghi storici delle città, affollati come non mai, facendo subito scattare l’allarme. Piemonte e Lombardia celebrano il ritorno in zona gialla con ’struscio’ d’altri tempi. Già di mattina, a Torino, si segnalano ingorghi tra locali e vetrine. Allo storico Caffè Torino, in piazza San Carlo, tavolini al completo. A Milano fila composta, ma pur sempre fila, per un aperitivo in Galleria o davanti alle boutique della moda. Incide anche il piano "cashback": il governo incentiva l’acquisto nei negozi, "poi non può lamentarsi", suggerisce la forzista Anna Maria Bernini. A Roma i vigili urbani sono costretti a chiudere l’area della Fontana di Trevi, occupata da legioni in mascherina. "Quattromila i controlli nel weekend", comunica la sindaca Virginia Raggi. Non basta. "Lo shopping non vanifichi gli sforzi. Va mantenuta una linea di rigore. Altrimenti la terza ondata sarà inevitabile", paventa l’assessore laziale alla sanità Alessio D’Amato. A Napoli il centro è preso d’assalto. "Istituire subito il numero chiuso", intima il Codacons.

In tutto il Paese i numeri di giornata non sono buoni. I nuovi contagi sono 17.938, con percentuale in preoccupante risalita nel rapporto positivi-tamponi: 11,7% (da 10,1%)i. Trema il Veneto, in vetta alla classifica con 4.092 casi. In peggioramento anche Roma (655 casi). Il saldo delle terapie intensive segna –41. quello dei ricoveri ordinari –333. Ma la strage continua: con 484 vittime ieri e 64.520 da inizio pandemia, l’Italia strappa al Regno Unito il primo posto in Europa nei decessi per Covid. Male. Molto male.