Giovanni Brusca, oggi 64 anni, il giorno del suo arresto, il 20 maggio 1996
Giovanni Brusca, oggi 64 anni, il giorno del suo arresto, il 20 maggio 1996
Centocinquanta omicidi dopo, libero. Quando, quattro giorni fa, ha sentito il suo avvocato Luigi Li Gotti, Giovanni Brusca ha espresso l’intenzione di volare basso e farsi notare il meno possibile: "Sarò invisibile". Chissà se resisterà alla tentazione di dispensare le sue verità. Parecchi ne dubitano e i primi segnali dati sulla etero-direzione della strage di via D’Amelio, filtrati ieri attraverso il suo legale, non fanno sperare che sarà muto come un pesce, anzi. Di sicuro ha ancora 4 anni di libertà vigilata, quindi per quel periodo sarà obbligato a rimanere in Italia. Niente Caraibi e destinazioni simili. Poi, però, potrebbe avere voglia di andare molto lontano. Ma su questo il suo avvocato, glissa. "Oggi è totalmente irriconoscibile fisicamente – osserva il suo legale –, è un’altra persona. E questa è una prima garanzia contro vendette mafiose. Perché è...

Centocinquanta omicidi dopo, libero. Quando, quattro giorni fa, ha sentito il suo avvocato Luigi Li Gotti, Giovanni Brusca ha espresso l’intenzione di volare basso e farsi notare il meno possibile: "Sarò invisibile". Chissà se resisterà alla tentazione di dispensare le sue verità. Parecchi ne dubitano e i primi segnali dati sulla etero-direzione della strage di via D’Amelio, filtrati ieri attraverso il suo legale, non fanno sperare che sarà muto come un pesce, anzi.

Di sicuro ha ancora 4 anni di libertà vigilata, quindi per quel periodo sarà obbligato a rimanere in Italia. Niente Caraibi e destinazioni simili. Poi, però, potrebbe avere voglia di andare molto lontano. Ma su questo il suo avvocato, glissa. "Oggi è totalmente irriconoscibile fisicamente – osserva il suo legale –, è un’altra persona. E questa è una prima garanzia contro vendette mafiose. Perché è vero che l’armata di Cosa Nostra è stata disarticolata, però c’è sempre il rischio della punizione per un ’tradimento’ considerato di rilevantissimo peso, la cui sanzione non può che essere l’eliminazione. Un’azione che consentirebbe a Cosa Nostra di riaffermare la sua forza ’militare’ sul territorio. Magari non sono in grado di farla, anzi, probabilmente, ma Brusca non vuole correre rischi. E quindi dovrà stare molto coperto. Ma lo sa benissimo".

Dove andrà a vivere con la moglie e col figlio è un segreto noto solo a pochi uomini del Servizio Centrale di Protezione della Polizia di Stato. Con loro già da anni, con l’autorizzazione del tribunale di Sorveglianza, passava periodi (almeno 80 in totale) di 5 o 10 giorni ogni 45 giorni. La residenza, opportunamente protetta, è a carico del servizio di protezione e così gli oneri sanitari e quelli del suo legale.

Brusca, in quanto pentito, dall’8 marzo 2000 percepisce, e continuerà a percepire, l’assegno di mantenimento, una cifra che secondo il suo legale è attorno ai mille euro al mese: aveva chiesto anche gli arretrati per il periodo tra la concessione di misure provvisorie di protezione (luglio 1996) e l’ingresso formale nel programma di protezione (8 marzo 2000) ma il Tar del Lazio, nel novembre 2015, gli diede torto. La moglie e il figlio sono invece titolari di una assegno a parte, anche questo di importo sotto i mille euro, concesso nel 1996 in quanto parenti del fratello di Brusca, Enzo (e in quanto tali, possibili vittime di vendette mafiose).

Teoricamente, il boss non dovrebbe avere altre risorse – se avesse mentito sottraendo al sequestro alcuni beni frutto di attività illecite verrebbe cacciato dal programma di protezione –, ma su questo ci sono molti sospetti. I Carabinieri sequestrarono alla moglie, 11 anni fa, 188mila euro in contanti, ma la donna riuscì poi a dimostrare che erano soldi leciti. L’accusa che fossero frutto di estorsione e riciclaggio cadde e il denaro fu restituito. Ovviamente Brusca sarà nel mirino dei controlli per verificare se possa contare su altre risorse, magari affidate a uno o più prestanome, pratica diffusa nelle mafie.

L’uscita dal carcere, che era attesa per i primi mesi del 2022 e poi fu anticipata a ottobre 2021, è avvenuta ora per un ennesimo ricalcolo del ’cumulo’. Dopo venticinque anni passati in cella, Giovanni Brusca esce grazie agli sconti di pena per buona condotta, cioè tre mesi ogni anno che vanno sottratti al totale delle pene da scontare, pari a 32 anni, 2 mesi e 22 giorni. Visto lo spropositato numero di delitti possono sembrare pene lievi. Ma il pentimento ha pesato parecchio. "Per il nostro codice – spiega Li Gotti – se il cumulo è superiore a 30 anni, la pena da scontare resta 30 anni. A patto di non avere due condanne superiori ai 24 anni: in quel caso scatta l’ergastolo. Ma Brusca non ne ha mai avute. Se, invece, gli avessero dato un ergastolo più altre condanne, sarebbe scattato l’ergastolo. Ma, anche in questo caso, grazie al pentimento non ne ha mai avuti. Caso più unico che che raro tra i pentiti, ha scontato 25 anni tutti in carcere, e non ai domiciliari".

In ultima analisi, il pentimento ha pagato eccome. Così a 64 anni Giovanni Brusca, detto ’u verru’ (’il porco’), che disse di sé "sono diventato un mostro dando l’anima a Cosa Nostra", che sciolse nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo e premette il telecomando della strage di Capaci, è libero. Per legge.

Il fratello del bimbo sciolto nell'acido: "Come potete chiedermi di perdonare Brusca?"