Roma, 5 gennaio 2021 - Sono 67 i luoghi idonei a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. E' quello che emerge dalla pubblicazione della Carta nazionale aree potenzialmente idonee (Cnapi), il documento elaborato dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin), dopo il nulla osta dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente. 

Da cronoprogramma la struttura, con barriere ingegneristice e naturali, dovrebbe funzionare a partire dal 2025, consentendo la sistemazione definitiva di circa 78mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività. Di questi rifiuti, circa 50mila metri cubi derivano dall'esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica e circa 28.000 dai settori della ricerca, della medicina nucleare e dell'industria. Sul totale di 78.000 metri cubi, circa 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni.

Il Deposito Nazionale ospiterà anche il complesso per lo stoccaggio temporaneo di lungo periodo (50 anni) di circa 16.600 metri cubi di rifiuti ad alta attività, derivanti dallo smantellamento delle installazioni nucleari e dalle attività medicali, industriali e di ricerca. Saranno custoditi, inoltre, circa 800 metri cubi di residui del riprocessamento del combustibile (separazione di materiale riutilizzabile dal rifiuto) effettuato all'estero e del combustibile non riprocessabile.

In quali regioni si trovano le aree idonee

Come detto le aree individuate sono 67 e sono ripartite sette regioni. Eccole nel dettaglio:

- 8 in Piemonte: Caluso-Mazzè-Rondissone e Carmagnola, in provincia di Torino; Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure, Castelnuovo Bormida-Sezzadio, tutte in provincia di Alessandria.

- 2 in Toscana: Pienza-Trequanda (Siena), Campagnatico (Grosseto).

- 22 in Lazio tutte in provincia di Viterbo: Ischia di Castro, Canino-Cellere-Ischia di Castro, Montalto di Castro 1, Montalto di Castro2, Canino1, Tessennano-Tuscania, Arlena di Castro-Piansano-Tuscania, Piansano-Tuscania, Tuscania, Canino-Montalto di Castro1, Canino 2, Arlena di Castro-Tessennano-Tuscania, Arlena di Castro-Tuscania 1, Arlena di Castro-Tuscania2, Canino-Montalto di Castro 2, Tarquinia-Tuscania, Soriano nel Cimino, Soriano nel Cimino-Vasanello-Vignanello, Gallese-Vignanello, Corchiano-Vignanello, Corchiano-Gallese, Corchiano.

- 12 in Basilicata: interessati i Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Matera, Bernalda, Montalbano Ionico e Montescaglioso.

- 4 in Basilicata/Puglia: Altamura (Bari) e Laterza (Taranto)

1 in Puglia: Gravina in Puglia in provincia di Bari

- 14 in Sardegna: i comuni interessati sono Siapiccia, Albagiara, Assolo, Mogorella, Usellus, Villa Sant'Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Tuili, Ussaramanna, Gergei, Las Plassas, Villamar, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Guasila, Ortacesus. 

- 4 in Sicilia che si trovano nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta. I Comuni interessati sono Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Butera.

La mappa in Pdf

Come sarà il deposito nazionale

L'area sarà di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati alla costruzione del deposito nazionale e 40 a un parco tecnologico. Il deposito avrà una struttura a matrioska: all'interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all`interno i rifiuti radioattivi già condizionati.

La scelta delle aree

I documenti pubblicati da Sogin sul suo sito sono frutto di "un lavoro coordinato congiuntamente dai due ministeri, atteso da molti anni - viene spiegato - che testimonia la forte assunzione di responsabilità da parte del governo su un tema, quello della gestione dei rifiuti radioattivi, che comporta anche per il Paese una procedura di infrazione europea: attualmente i rifiuti radioattivi sono stoccati in una ventina di siti provvisori, che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo". Le aree interessate dalla Cnapi - viene rilevato in una nota - sono "il risultato di un complesso processo di selezione su scala nazionale svolto da Sogin in conformità ai criteri di localizzazione stabiliti dall'Isin (Ispettorato per la sicurezza nazionale e la radioprotezione), che ha permesso di scartare le aree che non soddisfacevano determinati requisiti di sicurezza per la tutela dell'uomo e dell'ambiente".

I tempi per la decisione

La pubblicazione della Cnapi, con l'elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei, di fatto dà l'avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all'esito della quale si terrà, nell'arco dei 4 mesi successivi il seminario nazionale. Sarà questo l'avvio del dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.