Hina Saleem, pachistana, emigrata in Italia, uccisa dal padre nel 2006 a 20 anni
Hina Saleem, pachistana, emigrata in Italia, uccisa dal padre nel 2006 a 20 anni
"Quando si rifiuta un matrimonio forzato si disubbidisce alla famiglia. E in certi contesti questo significa calpestarne l’onore e la legittimità". Per Tiziana Dal Pra, attivista dei diritti delle donne e fondatrice di Trama di Terre, associazione che ha gestito il primo rifugio in Italia per le ragazze fuggite da nozze forzate, il problema riguarda soprattutto alcune comunità. Quanti sono nel nostro Paese i matrimoni combinati? "Non ci sono statistiche certe,...

"Quando si rifiuta un matrimonio forzato si disubbidisce alla famiglia. E in certi contesti questo significa calpestarne l’onore e la legittimità". Per Tiziana Dal Pra, attivista dei diritti delle donne e fondatrice di Trama di Terre, associazione che ha gestito il primo rifugio in Italia per le ragazze fuggite da nozze forzate, il problema riguarda soprattutto alcune comunità.

Quanti sono nel nostro Paese i matrimoni combinati?

"Non ci sono statistiche certe, perché il dato non è mai stato rilevato, anche se si potrebbe fare. Parliamo comunque di un migliaio di casi all’anno. Le vittime sono soprattutto donne tra i 16 e i 25 anni le cui famiglie sono originarie di Pakistan, Bangladesh, India, Albania, Kosovo e Turchia. Non bisogna avere paura di fare i nomi: non è un giudizio su nazionalità più arretrate di alte".

Perché diverse famiglie reagiscono con violenza davanti a un no?

"Un rifiuto per questi gruppi significa disonorare la comunità di appartenenza. Significa dover ammettere da parte dei genitori di non essere stati capaci di allevare le proprie figlie in maniera corretta. È un problema di patriarcato che avevamo anche noi 70 anni fa, ma che abbiamo combattuto e vinto, nonostante ci siano ancora piccole resistenze. Il matrimonio forzato non prevede l’amore, non prevede la libera scelta".

Come ci si può accorgere di una situazione critica?

"Uno dei primi luoghi da cui arrivano le richieste d’aiuto sono le scuole. Non a caso se le ragazze frequentano istituti troppo liberi, le famiglie cercano di non farle andare più a lezione. I campanelli d’allarme sono molteplici: le giovani in queste situazioni tendono a isolarsi, a dimagrire. Sono tristi e molto spesso piangono. Quando si verificano queste situazioni, bisognerebbe indagare. Proprio come si fa quando si sospettano comportamenti violenti in famiglia".

E quindi le ragazze cosa possono fare?

"Prendere coscienza del problema è già difficile. Staccarsi dalla famiglia ancora di più. Anche perché spesso queste donne sono sotto ricatto o ingannate. Ad alcune viene detto che la nonna potrebbe morire di crepacuore o che nessuno della famiglia potrà mai più sposarsi se si rifiutano le nozze. Non salire sull’aereo che ti riporta nel Paese d’origine è fondamentale, ma per arrivare a questo passo bisogna essere stati accompagnati in un percorso irto di ostacoli".