La cattedrale di Notre Dame in fiamme
La cattedrale di Notre Dame in fiamme
I muri di Notre-Dame erano ancora caldi quando architetti e designer si lanciarono nei progetti più folli per la ricostruzione della cattedrale di Parigi. Il russo Nerovnya propose di coprire il tetto con un caleidoscopio di vetrate multicolori, il brasiliano Fantozzi voleva allestirci un giardino sopraelevato, lo svedese Meiergren vagheggiava una piscina aerea cui accedere dopo la messa (!), lo slovacco Vizum immaginava un potentissimo laser puntato verso il cielo al posto della guglia incenerita… Quasi due anni più tardi (l’incendio scoppiò il 15 aprile 2019) un comitato scientifico guidato dall’architetto capo Philippe Villeneuve ha...

I muri di Notre-Dame erano ancora caldi quando architetti e designer si lanciarono nei progetti più folli per la ricostruzione della cattedrale di Parigi. Il russo Nerovnya propose di coprire il tetto con un caleidoscopio di vetrate multicolori, il brasiliano Fantozzi voleva allestirci un giardino sopraelevato, lo svedese Meiergren vagheggiava una piscina aerea cui accedere dopo la messa (!), lo slovacco Vizum immaginava un potentissimo laser puntato verso il cielo al posto della guglia incenerita… Quasi due anni più tardi (l’incendio scoppiò il 15 aprile 2019) un comitato scientifico guidato dall’architetto capo Philippe Villeneuve ha presentato a Macron le proprie conclusioni: niente interventi "contemporanei" e "futuristi", tenere bene i piedi in terra, rispettare la Storia.

Notre-Dame dev’essere rifatta com’era prima: la "charpente" (la struttura su cui poggia il tetto) e la "flèche" (la guglia che si alzava a 93 metri d’altezza) dovranno essere di legno, così come le volle Eugène Viollet-le-Duc, il mago ottocentesco del restauro di chiese, castelli e costruzioni medievali. Ovvio che per una chiesa millenaria non potrà andar bene qualsiasi legno: come alle origini, dovrà essere di quercia. Solido, malleabile, sufficientemente elastico per adattarsi alle differenze di temperatura. Lo spazio da coprire per la "charpente" è enorme: 100 metri di lunghezza, 40 di larghezza, 10 di altezza. La ricerca è già iniziata: bisogna trovare 1500 querce secolari, fra i 150 e i 500 anni. L’equivalente di 2 mila metri quadrati di foresta. Tecnici ed esperti forestali sanno che non c’è tempo da perdere visto che il presidente Macron vuole la "nuova cattedrale entro il 2024. I soldi non mancano: le offerte piovute da tutto il mondo hanno superato 1 miliardo di euro. "Sceglieremo gli alberi in funzione delle dimensioni, dell’altezza, del diametro, della qualità. I tronchi debbono avere un diametro da 50 a 90 centimetri e un’altezza da 8 a 14 metri. Misure di questo genere le hanno solo querce con almeno un secolo o due di vita", commenta François Hauet, capo della forestale di Louviers.

Una perlustrazione è stata fatta in Normandia nel massiccio di Couches-Breteuil, 130 chilometri a nord-ovest di Parigi. Altre sono in corso nelle foreste dell’Ile-de-France che circondano Parigi, da Versailles a Fontainebleau, da Montmorency a Rambouillet. "Stiamo utilizzando il grande libro della storia naturale di Francia per ricostruire un gioiello storico rispettando l’ambiente e la tradizione. Notre-Dame non ammette materiali irriverenti", spiega Dominique de Villebonne, resonsabile dell’Onf (Ufficio nazionale delle foreste). Gli alberi devono essere abbattuti entro la fine di marzo, prima che la linfa salga, per evitare che il legno risulti troppo umido. I tronchi saranno lasciati asciugare per un periodo minimo di 12 mesi e massimo di 18; poi saranno tagliati e stoccati per l’utilizzazione. "Il nostro è un patrimonio forestale antico. Noi ripetiamo i gesti compiuti lungo i secoli, quando per ordine del Re si si piantavano e si tagliavano gli alberi destinati alla flotta francese. Oggi come ieri non ci sono rischi per il futuro delle foreste, perché là dove taglieremo faremo crescere alberi nuovi per le generazioni future", aggiunge Dominique de Villebonne.