Nell’inchiesta sono state esaminate le posizioni di oltre 60mila rider
Nell’inchiesta sono state esaminate le posizioni di oltre 60mila rider
Milano, 25 febbraio 2021 - La "schiavitù" deve finire, ripete il procuratore capo Francesco Greco. E per migliaia di rider si apre la prospettiva concreta di un’assunzione come co.co.co. Oltre "60mila lavoratori" di società di food delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come "lavoratori coordinati e continuativi", passare cioè da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. È una delle prescrizioni contenute nei verbali notificati ieri dalla Procura alle aziende, con sanzioni per 733 milioni di euro. "Al datore di lavoro diciamo di applicare la normativa peri il tipo di mansione che svolgono i rider, di applicare i contratti adeguati. Quindi ci devono essere quelle assunzioni", altrimenti verranno presi...

Milano, 25 febbraio 2021 - La "schiavitù" deve finire, ripete il procuratore capo Francesco Greco. E per migliaia di rider si apre la prospettiva concreta di un’assunzione come co.co.co. Oltre "60mila lavoratori" di società di food delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come "lavoratori coordinati e continuativi", passare cioè da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. È una delle prescrizioni contenute nei verbali notificati ieri dalla Procura alle aziende, con sanzioni per 733 milioni di euro. "Al datore di lavoro diciamo di applicare la normativa peri il tipo di mansione che svolgono i rider, di applicare i contratti adeguati. Quindi ci devono essere quelle assunzioni", altrimenti verranno presi "provvedimenti" specifici.

I ciclofattorini "hanno un trattamento di lavoro che nega loro un futuro" sostiene Greco. E nella conferenza stampa cita il regista inglese Ken Loach e il suo ultimo film sul lavoro precario, descrive una sorta di caporalato digitale di cui sono vittime i rider. "Non c’è più un capo reparto come una volta. I rider vengono guidati, sorvegliati, valutati attraverso l’intelligenza artificiale, da un programma informatico".

"Non ce la faccio più - lamenta un lavoratore sardo nella chat tra rider agli atti - sbagliano fisso i chilometri e mai a favore nostro, sempre a favore loro: in una consegna dove ho fatto 7,8 chilometri, sono stati pagati solo 3 ed è fisso così ogni giorno. Fanno errori del genere su milioni di rider. Fanno miliardi di euro levandoli alle nostre tasche. Non gli bastano le percentuali assurde di fatturato che chiedono ai locali".

Ancora più arrabbiata la testimonianza di un collega campano: "Ho difeso un mio collega novellino perché accusato di aver mangiato il panino dell’ordine. Ricevo una chiamata da Glovo Italia che mi disattiva l’account per un comportamento scorretto almeno fino a lunedì per poi valutare una riattivazione successiva senza nemmeno diritto di replica o sentire spiegazione. È vergognoso. Prendiamo acqua, vento, freddo e gelo. Ci picchiano, ci derubano e ci deridono ma nessuno fa nulla".

L’inchiesta sulle condizioni di lavoro degli ’eroi della pizza’ in tempi di lockdown venne avviata dal pm Maura Ripamonti con il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro e i funzionari dell’ufficio nel luglio 2019, dopo i molti incidenti stradali che avevano coinvolto i ciclofattorini. Nel frattempo si è allargata a mezza Italia e ora ci sono sei indagati ai vertici delle società di delivery, oltre a un’ipotesi di evasione fiscale per Uber Eats.

Un ’sistema’ che "si fonda su una pressione continua sul lavoratore, il quale non può sottrarsi per evitare di essere retrocesso o addirittura espulso" scrive la Procura. Nell’inchiesta sono state esaminate le posizioni di oltre 28mila rider di Foodinho-Glovo, di circa 8.500 di Uber Eats Italy, di circa 3600 di Just Eat Italy e di quasi 20mila di Deliveroo Italy. "La asserita autonomia" dei rider, "anelli fondamentali" dei servizi, "si riduce in realtà ad una scelta delle fasce orarie in cui svolgere la propria attività, scelta che, a seconda dei casi, è condizionata in maniera più o meno ampia in base al “punteggio“ (il cosiddetto ranking), attribuito automaticamente dal sistema informatico".

Non lavorare in alcuni giorni e in alcune fasce orarie porta i rider "normalmente ad una retrocessione e quindi a sempre minori opportunità di lavoro in futuro". Sono costretti, segnala ancora la Procura, "a lavorare anche in caso di infortunio, pena la perdita di fatto del lavoro e, nei casi in cui sia impossibile, si è accertato che si ricorre spesso all’espediente di cedere temporaneamente l’account a terzi". Nei verbali sulle violazioni in tema di sicurezza sul lavoro, si legge che le aziende hanno anche "omesso di verificare" lo "stato di salute" dei rider "in ordine alle mansioni a cui sono adibiti".