Roberto

Pazzi

Compie 118 anni la giapponese Kane Tanaka, la donna più longeva al mondo. E la notizia torna a farci sognare la vita eterna. Intorno al suo mito palpitano le fedi delle religioni, le ricerche della scienza, le verità della poesia, i finali di tante favole, gli eroi del nostro immaginario. Da Omero, che nell’Odissea mostra Ulisse tentato da Calipso col dono dell’immortalità, a Goethe, con la figura di Faust che patteggia col diavolo l’eterna giovinezza. Da Luciano di Samosata, nei ’Dialoghi dei morti’, dove nelle tenebre un morto afferma che gli basterebbe anche un solo barlume della luce, a Borges, che mette in scena in suo racconto gli Immortali con la loro noia perenne per questo meriggio eterno di luce in cui tutto si ripete, nulla è mai legato all’attimo fuggente.

Il Tempo, questa misura della nostra finitezza, nella nostra anima evoca l’eternità quando siamo felici, per paura di perderla, ma anche nell’attesa, quando la sogniamo consapevoli dell’effimero della sua durata, a vantaggio invece del desiderio che è infinito. Lo struggente amore per la vita ci proietta nel mito dei progenitori, Adamo ed Eva. Eterni com’erano, persero l’immortalità per il peccato originale. Così come gli dèi olimpici elevavano i mortali che amavano alla loro condizione di eterna giovinezza. Dovunque e comunque si analizzi, l’immaginario superomistico degli uomini aspira con tutto il suo essere al sogno di non morire mai.