3 apr 2022

"Non esibite bandiere Lgbt ai Mondiali" Il Qatar: rischiate di essere aggrediti

Il capo della sicurezza negli stadi: "Se le troveremo, saranno sequestrate. Manifestate nei vostri Paesi"

tommaso strambi
Cronaca

di Tommaso Strambi Le sfumature non bastano. Perché nonostante i giri di parole il concetto è chiaro: "il Qatar non ammetterà bandiere arcobaleno, simbolo del movimento Lgbtq, negli stadi duranti i prossimi Mondiali di calcio". È vero che il responsabile per la sicurezza della manifestazione, il generale Abdulaziz Abdullah al-Ansari mette le mani avanti e spiega che si tratta di un ’consiglio’ a tutela degli stessi attivisti. "Se un tifoso alzerà la bandiera arcobaleno e io gliela porterò via – spiega – non è perché io sia contrario. Il mio sarà un gesto per proteggerlo, perché se non lo farò io, qualcun altro intorno potrebbe attaccarlo. Non posso garantire per il comportamento delle altre persone". Insomma un intervento per evitare brutte sorprese "agli ospiti". In realtà, appunto, nonostante i giri di parole (o se preferite le sfumature) il concetto è chiaro: non sarà possibile sventolare la bandiera dei diritti civili in un Paese in cui le libertà sono ’limitate’. Ufficialmente, però, ascoltando il generale Abdulaziz Abdullah al-Ansari non si tratta di un veto, bensì di un suggerimento dato per ragioni di sicurezza. Ma che pericolo possono mai costituire dei drappi colorati? In Qatar le relazioni omosessuali sono considerate illecite, non vi è alcun riconoscimento giuridico per le unioni gay. E quindi sventolare quelle bandiere potrebbe essere inteso come una provocazione da parte dei ’ligi’ abitanti del Paese. Del resto gli organizzatori avevano già anticipato che ai Mondiali (al via il prossimo 21 novembre) non sarebbero state tollerate espressioni di sostegno alla comunità Lgbtq, aprendo alla presenza di coppie gay purché evitino effusioni in pubblico. "Prenotare la stanza insieme, dormire insieme, questo è qualcosa che non ci riguarda", fa sapere il generale Ansari, "siamo qui per gestire il torneo. Non andiamo oltre". Nessun intento persecutorio dunque. Ma, appunto, un monito, un avvertimento ...

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