Marta Cartabia, 58 anni, è ministro della Giustizia dallo scorso febbraio
Marta Cartabia, 58 anni, è ministro della Giustizia dallo scorso febbraio
di Elena G. Polidori Da questa riforma, la giustizia, dipende una parte fondamentale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). E, per questo, il premier Mario Draghi ci tiene in modo particolare. L’Europa chiede all’Italia una giustizia più veloce, certa nei tempi e nelle sue più diverse declinazioni, soprattutto sul fronte amministrativo ma anche su quello penale. Per questo l’appuntamento di oggi, in Consiglio dei ministri, quando la riforma della guardasigilli Marta Cartabia dovrebbe planare sul tavolo del governo, è considerato di primaria importanza. Il problema è che il governo è diviso sul tema. O, meglio, una posizione univoca della maggioranza non c’è ancora. All’ultimo è infatti saltata l’attesa riunione della "cabina...

di Elena G. Polidori

Da questa riforma, la giustizia, dipende una parte fondamentale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). E, per questo, il premier Mario Draghi ci tiene in modo particolare. L’Europa chiede all’Italia una giustizia più veloce, certa nei tempi e nelle sue più diverse declinazioni, soprattutto sul fronte amministrativo ma anche su quello penale.

Per questo l’appuntamento di oggi, in Consiglio dei ministri, quando la riforma della guardasigilli Marta Cartabia dovrebbe planare sul tavolo del governo, è considerato di primaria importanza. Il problema è che il governo è diviso sul tema. O, meglio, una posizione univoca della maggioranza non c’è ancora.

All’ultimo è infatti saltata l’attesa riunione della "cabina di regia" che avrebbe dovuto amalgamare le diverse posizioni in vista della riunione dell’esecutivo. Niente di fatto. C’è un macigno che non si riesce a sollevare: la questione della prescrizione.

E il nodo è tutto in casa grillina, dilaniata dal difficile confronto tra Grillo e l’ex premier Conte sul futuro del Movimento. I 5 Stelle difendono la riforma di Alfonso Bonafede e chiedono il rinvio dell’approvazione in Consiglio. Ieri, in casa stellata, si è riunita la compagine che si occupa di giustizia dentro il M5s, a cominciare dal capo delegazione nel governo, il ministro Stefano Patuanelli, la sottosegretaria Anna Macina e i componenti M5s delle commissioni giustizia di Camera e Senato, tra i quali l’ex ministro Bonafede. Dal partito di Grillo, alla fine, è arrivato un sostanziale non expedit, in particolare alla riforma della disciplina sulla prescrizione, declinata dalla Cartabia con l’adozione di una sorta di prescrizione ‘processuale’, dalla durata di tre anni al massimo a partire dalla sentenza di primo grado.

Cartabia, secondo fonti di governo, potrebbe comunque portare un "testo aperto" proprio sul tema della prescrizione, mitigato (rispetto alla riforma Bonafede) dalla tipologia dei reati che, a seconda della gravità, potrebbero avere una stop più o meno lungo. Il M5s, di contro, avrebbe chiesto lo stralcio della misura che limita il ricorso in Appello da parte delle Procure, ma sulla questione è in corso una fitta trattativa dai tempi incerti.

Di fatto, dunque, oggi sarà solo un inizio di discussione e la maggioranza delle fonti concordano sul fatto che non si arriverà nelle prossime ore a un via libera del testo, ma solo ad un esame preliminare.

In via Arenula, tuttavia, vivono male questo ennesimo momento di stop su una riforma così importante "per il rilancio del sistema Paese", ma tra i ministri è tutto un tirare il freno a mano. "I tempi non sono ancora maturi" è il refrain che si ascolta con maggior frequenza e non solo tra le fila grilline. Ci sono infatti anche altre forze di maggioranza che non convinte di altri punti del testo, mentre la guardasigilli Cartabia ha fatto sapere di volere una convergenza ampia, proprio per evitare in futuro incidenti di percorso.

Tra gli altri punti controversi ci sarebbe anche quello sul ruolo dei pm, su cui resterebbero delle profonde distanze. "Ci sta lavorando l’ex ministro Bongiorno – ha commentato infatti ieri Matteo Salvini, parlando del testo della riforma –, mi ha girato alcune bozze. Siamo a favore di tutte le riforme, l’unica modifica che vogliamo evitare è la depenalizzazione di alcuni reati, a partire dalla corruzione".

Dietro le quinte dei dissidi tra le forze politiche, si affaccia anche lo spettro della battaglia sui voti segreti, un’arma che potrebbe essere usata nell’Aula sulla riforma che è stata calendarizzata per il 23 luglio. Ma Draghi e Cartabia comunque insistono nell’accelerazione per arrivare al più presto ad un taglio dei tempi dei processi e rispondere alle preoccupazioni di Bruxelles.