Anita, studentessa della scuola media Italo Calvino di via Sant'Ottavio (Ansa)
Anita, studentessa della scuola media Italo Calvino di via Sant'Ottavio (Ansa)
Può chiamare anche un ministro, ma voi non chiamatela Greta. "Io sono Anita, ho dodici anni e voglio tornare a scuola". Greta Thunberg è più grande, ha una cerata gialla e il sogno iperbolico di salvare il pianeta. Lei si accontenta di un tablet rosa e di rientrare in classe. Però Lucia Azzolina ha chiamato davvero ieri a mezzogiorno. E Anita non si è lasciata impressionare. In missione per conto di se stessa, a quell’ora aveva soprattutto fame. E poi doveva giocare alla lotta con Diego, il fratellino di 4 anni. Era appena tornata dal fronte, il portone sbarrato della media Calvino di via Sant’Ottavio, pieno centro città, a Torino, lambito dal deserto delle facoltà umanistiche. Un presidio di due ore al giorno, per seguire da lì le video lezioni, tutti i giorni da una...

Può chiamare anche un ministro, ma voi non chiamatela Greta. "Io sono Anita, ho dodici anni e voglio tornare a scuola". Greta Thunberg è più grande, ha una cerata gialla e il sogno iperbolico di salvare il pianeta. Lei si accontenta di un tablet rosa e di rientrare in classe. Però Lucia Azzolina ha chiamato davvero ieri a mezzogiorno. E Anita non si è lasciata impressionare. In missione per conto di se stessa, a quell’ora aveva soprattutto fame. E poi doveva giocare alla lotta con Diego, il fratellino di 4 anni. Era appena tornata dal fronte, il portone sbarrato della media Calvino di via Sant’Ottavio, pieno centro città, a Torino, lambito dal deserto delle facoltà umanistiche. Un presidio di due ore al giorno, per seguire da lì le video lezioni, tutti i giorni da una settimana. A protestare civilmente perché in un mondo normale, alle nove, una bambina dovrebbe essere dentro, non fuori seduta al tavolino da campeggio che si è portata da casa. La ministra ha capito. Venti minuti in linea con Roma, poi le interviste. Dura la vita. Ma anche trasparente come la sua voce, dolce come chi ha appena smesso di sussurrare alle bambole. Innocenza e determinazione.

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Un binomio di spaventosa potenza. Anita non si lamenta. Ma sono quelli come lei, sulla linea di confine tra pubertà e adolescenza, le vere vittime del lockdown. Un adulto bene o male se la cava, al limite autocertifica. Per i ragazzini confinati in casa senza alibi da spendere il tempo si è fermato.

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Cosa ti ha detto la Azzolina?

"Che il mio gesto è ammirevole. Che è bello vedere ragazzi che credono nelle loro idee e le portano avanti. Io avevo fame e mio fratello rompeva perché voleva giocare".

La tua mamma dice che non ti sei lasciata impressionare. Cosa saranno mai due complimenti Che cosa hai risposto alla ministra?

"Le ho domandato quando pensavano di riaprire. Mi ha detto che stanno facendo tutto il possibile per non chiudere e permettere anche ai più grandi di rientrare. Tenendo conto dell’epidemia. Io ci spero. Ma intanto non mollo. Comunque i complimenti fanno sempre piacere".

Sempre la tua mamma sostiene che eri arrabbiatissima già a marzo. Però allora sei stata buona.

"A marzo era diverso, di questo virus non si sapeva niente. Sono andata a tutte le manifestazioni del movimento Priorità alla scuola, mi sono informata. Ora sono pronta".

Hai cominciato da sola. Bel coraggio.

"Mamma era sempre con me. Anche lei non è di quelle che restano a casa. Gli altri genitori non potevano o non volevano. Poi si è unita Lisa, la mia amica del cuore. E Maia del liceo Gioberti. E Sara, Selma, Giorgio, Giulio, Annalisa. Venerdì saranno molti di più. In Campania, Toscana, Lombardia, Lazio, Puglia, Umbria. Tutti davanti alle loro scuole. Così mi dicono. Sono contenta".

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Ti senti prigioniera?

"Mi manca la piscina, mi mancano le passeggiate. Quei giri lunghi per le strade quando non vai da nessuna parte. Ma le regole le rispetto. Alla ministra l’ho detto. Però le ho anche detto che se le regole fanno male vanno cambiate".

E della scuola cosa ti manca?

"Tutto. I compagni, i professori che li puoi guardare negli occhi. E ogni singolo mattone".

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"E tu per favore non scriverlo perché non è vero. Mi piace imparare. Vado bene in educazione fisica e matematica, ma niente di che".

Non hai paura del virus?

"Se c’è un posto sicuro è la scuola. Siamo prudenti, abbiamo le mascherine. Il primo giorno abbiamo anche misurato la distanza fra i banchi".

La didattica online?

"Tremenda, impossibile. Si sente male, il segnale va e viene".

È da marzo che ci pensi. E’ l’alba dei Fridays for School e Greta Thunberg va parafrasata per forza.

"Va bene. Ma io sono Anita".

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