Un frame del video della polizia di Stato: attivisti No Tav di Askatasuna (Ansa)
Un frame del video della polizia di Stato: attivisti No Tav di Askatasuna (Ansa)

Torino, 8 dicembre 2019 - Il movimento No Tav torna a marciare in Valle di Susa per celebrare l'anniversario dell'8 dicembre 2005 quando i manifestanti si scontrarono con le forze dell'ordine per liberare i terreni espropriati per il progetto, poi cambiato, della nuova ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. "C'eravamo, ci siamo e ci saremo ", recitava infatti lo striscione che ha aperto il corteo. In prima fila molti sindaci della Valle di Susa schierati contro la Tav, tutti con la fascia tricolore, mentre accanto alle bandiere No Tav sono apparse quelle della Fiom torinese, di Rifondazione comunista e di Legambiente Piemonte. "Questa marcia vuole celebrare quella del 2005, una di quelle giornate che resta nella storia di chi crede nella democrazia - ha detto Nilo Durbiano, sindaco di Venaus all'epoca dei fatti -. Oggi si ripropongono questi valori, anche se c'è una sorta di torpore. La marcia è un invito a riprendere la lotta con maggior vigore". 

L'opera "è un ecocidio che contribuisce a distruggere il pianeta perché 30 anni di cantiere emetterebbero una quantità di Co2 che non si riuscirebbe a recuperare nemmeno in un secolo", ha spiegato invece Alberto Perino, leader storico del movimento. "il popolo No Tav è qui per salvare il pianeta e le casse di questo povero disgraziato Stato - ha aggiunto -. Trent'anni di cantiere emetterebbero una quantità di Co2 che non si riuscirebbe a recuperare nemmeno in un secolo. Oggi nessuno può permettersi di peggiorare la situazione di questo Pianeta, che è già drammatica. Ogni anno noi usiamo due mondi, ma ne abbiamo uno solo. E sarebbe bene che la gente iniziasse a preoccuparsi. Ci davano per morti - ha concluso Perino - ma siamo sempre qui".

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Intanto 25 attivisti, tutti del centro sociale torinese Askatasuna, sono stati denunciati dalla Digos di Torino per i disordini avvenuti ieri sera nell'area del cantiere Tav di Chiomonte. Sono accusati di incendio doloso e di violazione dell'ordinanza del prefetto di Torino che vieta l'accesso in una determinata area attorno al cantiere. Inoltre sono in corso indagini per individuare la quarantina di persone che, a volto coperto, ha lanciato pietre, petardi e bombe carta, a cui le forze dell'ordine hanno risposto con il lancio di lacrimogeni.