Nino

Femiani

Povera Valérie Segond, inviata speciale di Le Figaro, chissà quale città le hanno fatto visitare per inveire così tanto su Napoli. Perché anche nel decennio di de Magistris, che ha avuto luci e ombre, la città ha fatto un balzo avanti stimolando energie positive e creando nuovi e singolari poli di attrazione. Un esempio è la pedonalizzazione del lungomare Caracciolo. Cosa da poco, penserete. Invece è una misura strategica perché ha trasformato un semplice pezzo di strada in un asse di sviluppo, con vista su uno dei lungomari più belli al mondo e su Capri e Ischia.

Non voglio maramaldeggiare facendo l’elenco di grandi eccellenze di Napoli, dal Teatro San Carlo alla Federico II, dal centro di produzione Rai alla Silicon Valley di San Giovanni con Cisco e Apple, dalla produzione culturale fuori dal comune (avete notato quanti napoletani sono transitati sul red carpet di Venezia o Cannes?) alle botteghe della gastronomia che esportano i sapori ‘made in Naples’. Non è un caso che per il periodo natalizio ci sia già il sold out. "È la bellezza che salva Napoli, non i soldi", dice lo scrittore Maurizio De Giovanni: parole sante. Ma il vero carattere della città, in bilico tra emergenze e zero risorse, è esploso nella pandemia, quando l’arte di arrangiarsi è stata una marcia in più. Perché la leggerezza dei napoletani è stata un valore aggiunto e si è intrecciata al sapere di energie diffuse, dando la speranza di un prossimo Rinascimento.