Andrea Maioli Come in Rashomon di Kurosawa, non esiste una sola verità, ne esistono tante. Ha ragione Verdone con i suoi produttori, ma hanno altrettanto ragione gli esercenti cinematografici chiusi all’improvviso, poi riaperti nello spazio di un respiro, poi richiusi e riaperti con un preavviso minimo e una spada di...

Andrea

Maioli

Come in Rashomon di Kurosawa, non esiste una sola verità, ne esistono tante. Ha ragione Verdone con i suoi produttori, ma hanno altrettanto ragione gli esercenti cinematografici chiusi all’improvviso, poi riaperti nello spazio di un respiro, poi richiusi e riaperti con un preavviso minimo e una spada di damocle che si chiama capienza al 50% e, soprattutto, coprifuoco. La scelta di riaprire le sale dal 26 aprile, nel momento in cui da secoli la stagione chiudeva per ferie e soprattutto in assenza di un listino, è da ’dibattito’.

Un titolo come quello di Verdone era una manna attesa dal cielo nel momento in cui oggi in sala si vedono film disponibili da mesi sulle piattaforme (Mank) o in contemporanea (Nomadland). Titoli direttamente sul grande schermo? Poca roba, tutt’al più qualche bel doc o qualche film indipendentissimo (l’italiano Est va assai bene). Ma tutti sappiamo che il vero ritorno al cinema (arene escluse) sarà con l’arrivo di settembre e tanti registi hanno scelto di essere in gara lì, non capendo che dovranno confrontarsi con altrettanti colleghi italiani e soprattutto con i blockbuster americani pronti per lo sprint. Molte sale non hanno riaperto; altre hanno dato sfogo alla fantasia (proiezione all’alba, biglietto sospeso...). Certo, il cinema italiano ha staccato un biglietto-Covid che dovrà far riflettere in vista del rilancio di una magia che nella sala buia riesce meglio. Parola di Gloria Swanson in Viale del tramonto: "Non esiste altro: solo noi e la macchina, e nell’oscurità il pubblico che guarda in silenzio. Eccomi, De Mille, sono pronta per il mio primo piano".