di Giovanni Panettiere Un conto è l’accoglienza nelle parrocchie dei figli delle coppie gay, che "vanno accompagnati ed integrati", altro è il giudizio sulla maternità surrogata, da considerarsi "una mortificazione del corpo della donna e una riduzione a mercato della genitorialità". Sullo sfondo delle parole del Papa, che nel documentario in cui approva le unioni civili invita al tempo stesso due papà omosessuali a portare in parrocchia senza paura i loro figli concepiti con la gestazione per altri, l’arcivescovo di Altamura, Giovanni Ricchiuti, mette in guardia da possibili strumentalizzazioni...

di Giovanni Panettiere

Un conto è l’accoglienza nelle parrocchie dei figli delle coppie gay, che "vanno accompagnati ed integrati", altro è il giudizio sulla maternità surrogata, da considerarsi "una mortificazione del corpo della donna e una riduzione a mercato della genitorialità". Sullo sfondo delle parole del Papa, che nel documentario in cui approva le unioni civili invita al tempo stesso due papà omosessuali a portare in parrocchia senza paura i loro figli concepiti con la gestazione per altri, l’arcivescovo di Altamura, Giovanni Ricchiuti, mette in guardia da possibili strumentalizzazioni dell’intervento pontificio. Per il presidente di Pax Christi, tra le voci più progressiste dell’episcopato italiano, la maternità surrogata, proibita dal nostro ordinamento, "rimane di per sé inammissibile per la Chiesa anche dopo le dichiarazioni del Papa". Piuttosto, è l’apertura di Ricchiuti, "per le coppie gay desiderose di avere figli è più auspicabile l’adozione: io non mi opporrei, qualora in futuro ciò diventasse possibile, fatte salve certe condizioni".

Monsignore, è rimasto sorpreso dalle parole di Francesco?

"Il Papa ha dodici anni in più di me, ha molta più esperienza del sottoscritto. Perciò non sono certo io ad essere l’interprete delle sue dichiarazioni. Detto questo, sono convinto che, se fosse chiamato a precisare il proprio pensiero sulla liceità della gestazione per altri, anche lui confermerebbe la contrarietà di questa pratica ai dettami della Chiesa".

Ma lei impartirebbe il battesimo, la comunione e la cresima a figli di coppie gay?

"Certamente, sui sacramenti dell’iniziazione cristiana non si fanno differenze tra bambini di etero o omosessuali".

In materia di maternità surrogata, però, lei condivide la posizione di buona parte delle femministe e di Arcilesbica, vero?

"Sì, i figli sono il frutto di un incontro fra un uomo e una donna con le loro storie. Non si può trasformare l’utero in merce per soddisfare il desiderio di paternità di chi naturalmente non può avere prole".

Lei sa bene che l’adozione per le unioni gay è esclusa, al massimo si può adottare il figlio del compagno, padre naturale del bambino.

"Conosco queste difficoltà. Ne sono consapevole al punto che, pur avendo riserve sul piano psicologico ed educativo, dettate dal mio retroterra culturale e formativo per cui credo sia meglio per un piccolo avere un papà e una mamma, non esprimerei alcun giudizio negativo, se fosse riformato l’istituto adottivo. Ovvero, se venisse varata una legge che renda possibile l’adozione anche alle coppie omosessuali, a patto che esperti attestino, caso per caso, la capacità dei candidati di garantire dolcezza e tenerezza al minore".

Restando al presente, le parrocchie sono in grado di accogliere i figli delle unioni omosex?

"Come Chiesa in Italia non abbiamo grande esperienza. Per ora si tratta di minori per lo più infanti che, come tali, non frequentano l’oratorio. Ai preti, però, dico: accogliete sempre questi piccoli, loro non c’entrano col modo in cui sono venuti al mondo"