Marco Buticchi Ogni intervento sull’articolata struttura dell’economia nazionale può avere ripercussioni in altri settori. L’emergenza economica da pandemia è in atto: i vaccini scarseggiano, le varianti s’evolvono e le scuole chiudono. Se davvero la scuola fosse un luogo sicuro, sarebbe stato sufficiente...

Marco

Buticchi

Ogni intervento sull’articolata struttura dell’economia nazionale può avere ripercussioni in altri settori. L’emergenza economica da pandemia è in atto: i vaccini scarseggiano, le varianti s’evolvono e le scuole chiudono. Se davvero la scuola fosse un luogo sicuro, sarebbe stato sufficiente rendere protetto anche ciò che la circonda (trasporti, assembramenti, presìdi minimi) per fare sì che i nostri ragazzi frequentassero. Purtroppo così non è stato, ma piangere sul latte versato non giova a risolvere il problema.

Qualcuno oggi propone il prolungamento del calendario scolastico – fino alla fine di giugno o con rientro anticipato a inizio settembre, ma sempre in piena estate – per mettere gli italici studenti al passo con il resto dell’Europa. Questo significa dire alla nazione: "Bell’Italia, dopo un anno e mezzo murata in casa, scordati le vacanze indipendentemente dal contagio", dire agli studenti: "Cari ragazzi avete sofferto per mesi nelle vostre camerette? Preparatevi a farvi un’estate in classe", significa dire a un settore già al collasso: "Operatori, gli afflussi di turisti sono preclusi d’ufficio e le vostre vite lavorative vadano pure a farsi benedire". Se il contagio dovesse rallentare, costringere l’Italia a nuovi sacrifici rappresenterebbe un rischio concreto per una tenuta sociale già oltre il limite. Forse sarebbe meglio cercare altri modi meno traumatici e più graduali per il recupero scolastico perché, se l’angoscia dovesse finire, avremo tutti un’irrevocabile necessità di respirare l’estate a pieni polmoni.