di Antonella Coppari È arrivato il momento di Draghi. Oggi a mezzogiorno, l’ex presidente della Bce sale al Quirinale per ricevere l’incarico di formare una governo istituzionale. Fallito il tentativo di Fico, nessuno si aspettava un pronunciamento tanto netto e duro da parte del capo dello Stato: ci sono due sole strade – avverte alle 21.30, quando tutto è compiuto – le elezioni o il governo istituzionale. Per una manciata di minuti spiega perché la prima, che certo non sarebbe spiaciuta all’oramai ex premier Conte, porterebbe il Paese diritto in fondo all’abisso sanitario, sociale, economico. Per molti mesi cruciali, tutto sarebbe paralizzato. Dai vaccini al Recovery plan. Inutile girarci attorno: ci vuole un esecutivo di elevato livello, lo dice a chiare lettere....

di Antonella Coppari

È arrivato il momento di Draghi. Oggi a mezzogiorno, l’ex presidente della Bce sale al Quirinale per ricevere l’incarico di formare una governo istituzionale. Fallito il tentativo di Fico, nessuno si aspettava un pronunciamento tanto netto e duro da parte del capo dello Stato: ci sono due sole strade – avverte alle 21.30, quando tutto è compiuto – le elezioni o il governo istituzionale. Per una manciata di minuti spiega perché la prima, che certo non sarebbe spiaciuta all’oramai ex premier Conte, porterebbe il Paese diritto in fondo all’abisso sanitario, sociale, economico. Per molti mesi cruciali, tutto sarebbe paralizzato. Dai vaccini al Recovery plan.

Inutile girarci attorno: ci vuole un esecutivo di elevato livello, lo dice a chiare lettere. "L’attuale situazione richiede un governo nel pieno delle funzioni". Basta perdere tempo: è suonata la campanella della responsabilità per tutti, nessuno si deve sentire escluso.

"Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche per un governo di alto profilo, che non deve identificarsi con nessuna formula politica". Applaude Renzi, applaude Calenda, applaudono tutti quelli che, anche nel centrodestra – a cominciare da Berlusconi, che ricordano i suoi, "con Draghi ha una stima antica" – dall’inizio della crisi tifavano per questa soluzione. Mezzo Pd è contento, l’altro si allinea: "Siamo pronti al confronto su Draghi per il bene del paese", dice Zingaretti". Si spaccano i cinquestelle, mentre Salvini twitta: "La sovranità appartiene al popolo". D’accordo la Meloni: "La soluzione per i gravi problemi del Paese sono le elezioni". Entrambi, però, sanno che dovranno fare i conti con la real politik: "Ci confronteremo con gli alleati", aggiunge di leader di Fd’I.

Tutto come da copione, insomma. Tirava un’ariaccia nella ex maggioranza giallorossa fin dal mattino tanto che democratici e grillini, pur di mettere con le spalle al muro Renzi e arrivare al Conte ter, avevano deciso, qualunque fosse il risultato finale dell’esplorazione di Fico, di mettere in evidenza che "comunque" le distanze non erano incolmabili. "Si può procedere". Forse al tavolo sul programma, imbandito a Montecitorio, dove pure ieri non sono mancati momenti di scontro: il più aspro sulla prescrizione.

Italia viva puntava al bersaglio grosso, buttare cioè al macero la riforma pentastellata voluta da Bonafede, e bocciava il lodo Orlando (che prevedeva l’impegno a portare avanti il ddl sulla riforma penale che accorcia i tempi dei processi: in caso di mancata approvazione in sei mesi, si sarebbe messo mano alla prescrizione). Ma la rottura si consuma al tavolo che va in onda su zoom con Franceschini, Crimi, Rosato, Speranza, per tacere del convitato di pietra: Giuseppe Conte. È qui che arriva la fumata nera: lo dice apertamente Renzi, che contesta l’eccesso di continuità con il governo precedente. "Crimi non cede su nessun nome, da Bonafede a Azzolina. Per il vicepremier è in ballo Fraccaro con Orlando", fa sapere alle 19. A stretto giro la replica del leader pentastellato: "Lui ha posto avanti all’interesse del paese quello per le poltrone". Volano stracci tra gli ex alleati: gli uni accusano gli altri di mettere veti, di riempire il percorso di mine per far saltare la trattativa. E far naufragare il Conte ter.

E così accade. A certificare il fallimento dell’esplorazione, è Fico. "Non ho registrato l’unanime disponibilità di dare vita a una maggioranza", spiega al termine del colloquio con Mattarella. Il destino dell’avvocato pugliese è segnato: dopo due governi con diverse maggioranze dovrà lasciare Palazzo Chigi. Resta a sera l’amarezza sua e quella degli ex azionisti del governo intrecciata con l’ira verso Renzi. Ma resta scolpita negli occhi degli italiani che lo hanno visto in tv, l’irritazione del capo dello Stato, convinto che molto nella crisi in corso avrebbe dovuto essere gestito e affrontato in modo diverso.