Mario Draghi, 74 anni, è stato chiamato a Palazzo Chigi dal presidente Mattarella dopo la caduta del governo Conte II
Mario Draghi, 74 anni, è stato chiamato a Palazzo Chigi dal presidente Mattarella dopo la caduta del governo Conte II
di Giovanni Serafini "Un De Gaulle italiano": così gli analisti politici francesi definiscono Mario Draghi. Lo afferma il direttore del settimanale Le Point, Etienne Gernelle: "In pochi mesi il presidente del Consiglio italiano ha varato un audace programma di riforme mentre la Francia continua ad aspettare la rivoluzione promessa". Lo ribadisce il Figaro a proposito delle conquiste "spettacolari" del nostro premier italiano. Lo dice anche Le Monde secondo cui "Supermario ha rimesso l’Italia al centro del gioco europeo". Un grande entusiasmo anima la stampa francese che pure in passato si è spesso mostrata sciovinista e diffidente nei confronti dell’Italia. Ne parliamo con il principe degli editorialisti transalpini, Alain Duhamel, membro dell’Accademia delle scienze morali e politiche, autore di una trentina di libri e saggi di...

di Giovanni Serafini

"Un De Gaulle italiano": così gli analisti politici francesi definiscono Mario Draghi. Lo afferma il direttore del settimanale Le Point, Etienne Gernelle: "In pochi mesi il presidente del Consiglio italiano ha varato un audace programma di riforme mentre la Francia continua ad aspettare la rivoluzione promessa". Lo ribadisce il Figaro a proposito delle conquiste "spettacolari" del nostro premier italiano. Lo dice anche Le Monde secondo cui "Supermario ha rimesso l’Italia al centro del gioco europeo". Un grande entusiasmo anima la stampa francese che pure in passato si è spesso mostrata sciovinista e diffidente nei confronti dell’Italia. Ne parliamo con il principe degli editorialisti transalpini, Alain Duhamel, membro dell’Accademia delle scienze morali e politiche, autore di una trentina di libri e saggi di successo.

Draghi come De Gaulle? È d’accordo con questa valutazione, considerando l’adorazione dei francesi per il Generale?

"Perché no? Draghi e De Gaulle sono due grandi protagonisti. Certo non hanno lo stesso stile, né la stessa storia personale. Ma se Mario Draghi avrà una maggioranza sufficientemente stabile per realizzare il programma politico annunciato, allora non ci sono dubbi, potremo paragonarlo a De Gaulle: non al Generale della Seconda guerra mondiale, ma all’uomo politico che nel 1958 diede vita alla Quinta Repubblica. De Gaulle rimise in piedi la Francia: possiamo dire che Mario Draghi sta facendo la stessa cosa con l’Italia".

La fermezza è la dote più importante per un leader? Draghi non si è arreso alle manifestazioni violente di Forza Nuova, non ha ceduto alle minacce e ai ricatti dei No vax, ha tenuto duro, cosa mai vista in Italia. È stato anche più decisionista di Macron in Francia e si può dire che alla fine ha vinto lui.

"Sono d’accordo, anche se la situazione e non è esattamente comparabile visto che Macron non ha problemi di maggioranza. Quel che è vero è che Draghi ha saputo essere coerente, fermo sulle proprie posizioni e idee, senza accettare né arrangiamenti né disordini parlamentari. Ha ragione: il vincitore oggi è lui e auspico vivamente che continui ad esserlo in futuro, perché è lui il leader che propone il programma più ambizioso per l’Europa".

Dopo la Brexit da una parte e l’uscita di Angela Merkel dall’altra, restano due soli leader nell’Ue, Mario Draghi ed Emmanuel Macron.

"Assolutamente. Ed è molto importante che si avvicinino".

Ma sono vicini.

"Non sono ancora al punto d’incontro e d’intesa che si realizzò fra De Gaulle e Adenauer, ma tutto lascia pensare che stiano andando in quella direzione. Draghi e Macron devono fare ancora qualche passo di riavvicinamento: ne hanno tutto l’interesse, non foss’altro perché hanno obiettivi comuni per quanto riguarda l’Europa. È solo procedendo uniti che potranno raggiungerli".

Come si può vincere la guerra in un’Europa in cui i Paesi dell’Est vogliono esattamente il contrario di quello che chiedono i paesi dell’Ovest?

"È certamente difficile. Bisogna che la Commissione sia intransigente nell’esigere che i principi europei siano rispettati da tutti e che decida di non dare i fondi ai paesi che non li rispettano. I soldi, ecco l’unica cosa che funziona. Il resto sono solo parole".

La fermezza in politica è il segreto del successo?

"Sicuramente, a condizione che sia supportata da una maggioranza stabile. Draghi non ce l’ha ancora, anche se bisogna riconoscere che i suoi avversari hanno preso delle belle sberle nell’ultimo periodo".

In quanto analista politico, lei come vede l’Italia di oggi?

"È un paese che amo e conosco bene: l’Italia è sregolata politicamente e istituzionalmente, ma capace al momento giusto di esprimere personaggi come Draghi che sanno invertire la rotta e rimettere ordine nel Paese".

L’Italia è alla vigilia della scadenza per il Quirinale: dal suo punto di vista è meglio che Draghi diventi presidente della Repubblica o che resti a Palazzo Chigi?

"Io mi auguro che resti presidente del Consiglio. A meno che non si trovi il modo di dare più poteri al presidente della Repubblica, cosa non facile. Spero dunque che continui a fare il premier, con la stessa solidità, autorevolezza e fermezza di oggi. E spero che insieme a Macron sappia imprimere all’Europa la svolta necessaria".