di Stefano Cecchi Siamo da un anno in mascherina e anche per questo ieri più che grasso è stato un giovedì arido: né feste, né corsi mascherati e con pochi coriandoli, quelli che, come i diamanti, se ti cadevano in salotto erano per sempre. Dopo le cene in trattoria, il pubblico negli stadi e i bucatini, la stagione del Covid sta negandoci anche il diritto al Carnevale, ovvero a quel periodo trasgressivo dell’anno che segnava l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Da Fano a Viareggio, da Cento ad Ascoli fino a San Giovanni in Persiceto, ovvero in tutte quelle che erano le capitali della festa, l’emergenza pandemia ha imposto di evitare assembramenti per evitare il dilagare del virus. Addio trasgressione,...

di Stefano

Cecchi

Siamo da un anno in mascherina e anche per questo ieri più che grasso è stato un giovedì arido: né feste, né corsi mascherati e con pochi coriandoli, quelli che, come i diamanti, se ti cadevano in salotto erano per sempre.

Dopo le cene in trattoria, il pubblico negli stadi e i bucatini, la stagione del Covid sta negandoci anche il diritto al Carnevale, ovvero a quel periodo trasgressivo dell’anno che segnava l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Da Fano a Viareggio, da Cento ad Ascoli fino a San Giovanni in Persiceto, ovvero in tutte quelle che erano le capitali della festa, l’emergenza pandemia ha imposto di evitare assembramenti per evitare il dilagare del virus. Addio trasgressione, addio tabù infranti. E anche laddove si è tentata una via diversa, come Venezia che ha provato a festeggiare in streaming, a prevalere non è stata la gioia, ma il grottesco, una tristezza di plastica laddove c’erano balli e risate grasse. Un giovedì arido, appunto.

Si dirà: in quest’anno il Covid ha costretto a rinunciare a cose ben più importanti di un ballo in maschera o di qualche dolce tipico, sia questo il berlingozzo, le zeppole o la cicerchiata. Ma lo stesso ciò non attenua il senso dell’assenza: perché anche il diritto alla leggerezza, la voglia di fuga dalla realtà ’semel in anno’, è qualcosa che da sempre l’uomo rivendica come necessità.

Mercoledì delle Ceneri: significato, perché si chiama così. Il precetto del digiuno

Proprio come le storie omeriche e l’arcobaleno, il carnevale sembra esistere da sempre. Lo celebravano i greci con le dionisiache e poi anche i romani con i saturnali. La prova che da tempo immemore abbiamo bisogno di un periodo in cui sostituire l’ordine costituito col caos, la faccia vera col mascheramento. Il sogno di essere altro, insomma.

Per questo stabilire con certezza chi abbia inventato il carnevale è come cercare chi abbia scoperto il lago di Garda o mangiato per la prima volta un’ostrica: un’impresa impossibile.

Il carnevale, qualcosa che esiste da sempre. Tradizionalmente nei paesi cattolici come il nostro, questo ha inizio con la domenica di settuagesima (la prima delle nove che precedevano la settimana santa secondo il calendario gregoriano) e finisce il martedì precedente il mercoledì delle ceneri, quello che segna l’inizio della quaresima e del conseguente digiuno. Da qui la parola "carnevale", ovvero dal latino "carnem levare".

Ma per il popolo il carnevale è molto più di una festa religiosa. È il tempo dello stare insieme con fantasia. Il tempo di abbandonare il serioso che ogni scherzo vale. È la nonna che a settembre iniziava a chiederti: "Come ti maschererai quest’anno?", per cucirti il vestito fra bottoni dorati, carta velina e troppi spilli per evitare ogni anno ferite lacero contuse. È la principessa Disney che hai inseguito affascinato prima di accorgerti al terzo prosecco che era tua cugina. È l’idea di poter essere per un giorno generale, astronauta, squaw indiana, crocerossina o cantante dei Bee Gees, il tempo del sogno che a volte fa pure danni (due anni fa un padre vestì il figlio da capitan Schettino mostrando come si può toccare il fondo), ma non per questo deve essere messo da parte come un plaid usato.

Sì, il carnevale vissuto insegnava a tutti a essere più leggeri. Lasciavamo a casa o in ufficio la borsa piena di pensieri e andavamo in giro armati solo di fantasia e di una manciata di coriandoli. Per questo oggi che siamo tutti con la mascherina senza la possibilità di scegliersi una maschera, è come se fossimo appesantiti da una fardello enorme. Senza più né la capacità e neppure l’ipotesi del volo.

Magari per molti è un prezzo piccolo da pagare. A me pare invece manchi qualcosa che alla fine rendeva più sorridente la vita. E in questa quaresima infinita dettata dal Covid, qualcosa di impagabile.