Matteo Salvini, 48 anni, leader della Lega e il governatore veneto Luca Zaia, 53
Matteo Salvini, 48 anni, leader della Lega e il governatore veneto Luca Zaia, 53
Venerdì prossimo, 15 ottobre, diventa esecutivo l’obbligo di Green pass per i lavoratori pubblici e privati. E nella politica italiana, abituata ad arrivare ad ogni scadenza col fiatone, allarmisti e rigoristi si fronteggiano in un clima avvelenato. I raid squadristi non incoraggiano l’ascolto. Tantomeno deroghe per i lavoratori che non si sono voluti vaccinare in tempo e ora scoprono che tre tamponi antigenici alla settimana – per mantenere il Green pass senza vaccino – presentano concreti rischi di esecuzione. Con immediate conseguenze disciplinari, retributive, familiari, aziendali. L’ora della verità, insomma, è dietro l’angolo, e la proposta del segretario leghista...

Venerdì prossimo, 15 ottobre, diventa esecutivo l’obbligo di Green pass per i lavoratori pubblici e privati. E nella politica italiana, abituata ad arrivare ad ogni scadenza col fiatone, allarmisti e rigoristi si fronteggiano in un clima avvelenato. I raid squadristi non incoraggiano l’ascolto. Tantomeno deroghe per i lavoratori che non si sono voluti vaccinare in tempo e ora scoprono che tre tamponi antigenici alla settimana – per mantenere il Green pass senza vaccino – presentano concreti rischi di esecuzione. Con immediate conseguenze disciplinari, retributive, familiari, aziendali.

L’ora della verità, insomma, è dietro l’angolo, e la proposta del segretario leghista Matteo Salvini di "allungare la durata minima del Green Pass da 48 a 72 ore" per "evitare caos, blocchi e licenziamenti", perde aderenza con il passare delle ore. Nessuno all’interno dell’eterogenea maggioranza Draghi ha voglia di fare regali al Capitano di lotta e di governo. La sponda inizialmente offerta dal presidente della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga, non sembra poter reggere. Se il governatore veneto Luca Zaia paventa l’impossibilità aritmetica dei laboratori regionali di coprire le richieste di tre tamponi settimanali per i lavoratori non vaccinati, con conseguenze pesanti per lavoratori e imprese, altri amministratori come il presidente toscano Eugenio Giani, o come l’assessore alla sanità laziale Alessio D’Amato, spingono in direzione opposta. "Questo è il momento della fermezza, non di una diluizione dei tempi", dichiara Giani. "È fondamentale fare i vaccini, non chiedere deroghe che rischiano di disorientare i cittadini", picchia duro D’Amato. Mercoledì il confronto in Conferenza Stato-Regioni.

La stessa Confindustria non si lascia arruolare da chi espone supposte fragilità aziendali per tutelare il proprio calcolo politico. "Tutti devono rispettare le regole che il governo ha stabilito senza se, senza ma e senza altri distinguo. Le aziende non hanno nessuna difficoltà ad applicarle", dichiara il vicepresidente nazionale Maurizio Stirpe. "Le proroghe sono roba da Prima Repubblica. E no ai tamponi gratuiti per chi non ha il pass: faremmo un torto ai tanti vaccinati che invece si meritano una medaglia perché grazie a loro l’economia è ripartita", aggiunge Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto. Anche Federfarma si schiera con i rigoristi: "Siamo pronti ad uno sforzo eccezionale per aumentare l’offerta di tamponi eseguiti dalle farmacie italiane ed effettuare decine di migliaia di tamponi in più", assicura il presidente Marco Cossolo.

La questione è anzitutto sanitaria. "Non possono essere i governatori a decidere se un tampone è efficace 48 o 72 ore, lo devono dire gli organi tecnico scientifici", puntualizza il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Se ci saranno problemi, "saranno dovuti a chi sceglie di non vaccinarsi". mette in chiaro la ministra agli Affari regionali Maria Stella Gelmini. E in caso si verificasse il "caos" ipotizzato da Salvini, il governo non sarà certo l’unico bersaglio delle proteste: chi, tra ambiguità e opacità, ha flirtato a lungo con No vax e No pass, potrebbe pagare un prezzo altissimo. "Se non è possibile gestire l’obbligo di Green pass con buon senso, e la tensione creata lascia intendere questo, bisognerà finire all’extrema ratio dell’obbligo vaccinale", suggerisce Enrico Letta, segretario del Partito Democratico.